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Archivio, Dicembre 2012. Passa alla visualizzazione elenco

    Inviato da il in Categoria Missione

    Natale 2011, solo un anno fa. Abbiamo ricevuto lettere "natalizie" da
    Padre Gianni e da Padre Adolfo. Ci siamo accorti che, sotto traccia,
    in queste missive ritroviamo tutta la grandezza (e le asperità) della
    sfida missionaria.
    La fatica, la ricompensa, il senso del Natale. Lasciamo che siano le
    loro stesse parole (in alcuni abstract)



    Padre Gianni, da un Natale lontano.

    "Sto facendo il giro nelle provincie della Papua Nuova Guinea sulle
    Highlands, poi giù a Lae, città industriale, ed ora a Rabaul (...)
    Sono ai piedi del vulcano che qualche anno fa ha distrutto la città,
    città ora ricostruita in nuovo loco, a qualche chilometro dal
    vulcano..."

    Le insidie, le asperità

    "Come sempre muoversi qua è un travaglio: camion, nave, pulmino, ogni
    giorno un posto diverso, clima diverso, cibo totalmente diverso.
    Salire sui monti delle Highlands mi fa ricordare il clima italiano di
    inizio primavera, soleggiato, ma ancora freddo, specialmente la notte.
    Il terreno e il clima fanno crescere tantissime verdure come da noi in
    Italia, cose che ci sogniamo ad Aitape. Le strade per arrivare su sono
    abbastanza buone anche se imprevedibili per i continui smottamenti.
    Succedono tantissimi incidenti su quella strada e la sera è molto
    pericolosa per via dei briganti..."

    La "ricompensa"

    "Ma la gente è molto laboriosa e generosa, grazie anche al clima. Ogni
    volta che visitavo una famiglia dei giovani candidati sentivo una
    gioia immensa in tutti. I familiari erano sempre tutti radunati e
    pieni di domande sul futuro del loro figlio. Tante lacrime, e un
    grande onore per loro avermi nelle loro capanne. Mi venivano in mente
    sempre i miei inizi, e i miei genitori; speriamo che questi giovani
    rispondano sempre con generosità alla loro chiamata..."


    Ricordo e riscoperta del senso del Natale

    "Quando ero piccolo e costruivo il presepio mettevo dentro di tutto,
    specialmente animali che non c’erano in Palestina, poi le casette, le
    lucine, la donnina con la brocca, il falegname, l’arrotino, il
    calzolaio e infine la grotta con la Santa Famiglia, Gesù, Giuseppe,
    Maria, l’asino e il bue; mi veniva la pelle d’oca al buio davanti al
    presepe. Non avevo mai pensato all’albergo, di raffigurarlo nel
    presepe. Mi piaceva che Gesù nascesse nella grotta, tra il muschio e
    le pecore, e il calore dell’alito degli animali. Se lo dovessi rifare
    oggi il presepe, quell’albergo lo metterei, ma vuoto, senza luci. Non
    è forse così il nostro cuore davanti a Dio che si fa carne?".


    A conferma della riflessione, lo spunto di Padre Adolfo


    "Ci sono molti che pensano di incantare la gente a forza di parole
    esteticamente ben connesse, capaci di criticare tutto e tutti ma
    incapaci di un minimo sforzo personale che non sia violenza o giudizio
    di condanna.

    Cerchiamo il Dio nascosto a tentoni, per via negativa, eliminando
    tutto ciò che per noi non è Dio, con un'analisi pignola (anche se a
    volte con criteri privi di fondamento verificato) che ha solo una
    pecca: non la applichiamo mai a noi stessi, al modo nostro di vivere e
    gestire le risorse. In ascolto (forzato) di tanto rumore, forse il
    bambino di Betlemme ha ancora qualcosa da dirci: il silenzio di Dio.
    Un silenzio che è giudizio senza puntare il dito, è una strada
    indicata senza che sia obbligata, una Parola che dà vita senza
    ricorrere alle strategie linguistiche dei sofisti.

    E il Verbo si fece carne...

    La Parola si fa concretezza: il Dio che molte volte e in tanti modi
    aveva parlato agli uomini, adesso smette di parlare e fa di tutta la
    sua vita una parola. Una parola che è vita e non rumore, schiamazzi,
    frasi più o meno maldestramente articolate per cercare seguiti...
    Denunce gratuite anche a chi fa del bene... Natale è il momento del
    silenzio: Dio ci invita al silenzio delle parole perché la vita parli.

    Basta con il rumore delle parole, Natale è l'esplosione delle scelte
    di vita: Dio sceglie di stare in mezzo a noi, Maria sceglie di dire sì
    alla proposta dell'Angelo, Giuseppe sceglie di prendere Maria in casa
    sua... Poche parole, quasi nessuna... E noi: qual è la nostra
    scelta?".