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Primavera


Primavera non ha ancora inserito la sua biografia

Inviato da il in Categoria Missione

Questa preghiera è stata trovata nel taschino della giubba di Alexander Zacepa, soldato russo morto durante la seconda guerra mondiale, che l’aveva composta immediatamente prima della battaglia in cui avrebbe trovato la morte: apparve per la prima volta su una rivista clandestina nell’ottobre del 1972 e giunse per queste vie in occidente.

Condividiamo questo testo coi nostri lettori perché è una formidabile fotografia del modo col quale il Signore viene a prendersi tutti i suoi figli, durante la "prova", nel bel mezzo del cratere che il dolore provoca nelle nostre esistenze.  

Ed è proprio quando la paura bussa alla nostra porta, quando la morte forza le nostre serrature, che Dio spalanca la finestra, 

e con essa il nostro cuore.

E ci reclama come suoi.

...

Inviato da il in Categoria Missione

Eccoci giunti ad una nuova edizione del Festival Francescano; a Bologna, dal 22 al 24 settembre (in Piazza Maggiore).

 

"Un futuro semplice". Questo è il titolo, meglio ancora l’auspicio di tutta la comunità francescana (giovani, laici, suore, frati, operatori culturali e sociali) che si troverà a Bologna nel prossimo fine settimana.

 

Il programma è, al solito, ricco di incontri, eventi ed ospiti di livello internazionale, se volete dar uno sguardo allo agli appuntamenti eccovi il link:

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Inviato da il in Categoria Missione

In occasione dell’arrivo di Papa Bergoglio a Bologna, abbiamo voluto mettere a fuoco assieme a Padre Guido Ravaglia i temi e le suggestioni che da questo graditissimo arrivo in città scaturiscono.

 

Padre Ravaglia,

quali crede siano i punti più significativi della visita del Papa a Bologna? O meglio, che significato ha, in questo momento, il suo arrivo in città e quale spinta può dare, a Bologna?

 La visita di Papa Francesco a Bologna è innanzi tutto un dono, a tutti i bolognesi di nascita o di adozione. La sua presenza renderà più gradevole l’ascolto della Parola e nel caso specifico della Chiesa stessa da parte di molti che sembrano essere più cristiani della soglia che testimoni convinti di Cristo Gesù. Ci aiuterà a capire chi siamo, è nell’incontro con l’altro che ci è dato di conoscerci e di valutare il nostro valore. Attraverso di Lui qualcuno si sentirà nuovamente chiamato per nome da parte del Signore. Il Papa ci incoraggerà a comprometterci, a prenderci la responsabilità di continuare a costruire la Chiesa e di annunciare il Vangelo della gioia.

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Inviato da il in Categoria Missione

Il 17 luglio scorso, Alex Zanotelli prende penna a carta (in senso figurato) e decide di irrompere nel dibattito sull’emergenza migranti facendolo a modo suo.

Da una diversa prospettiva e senza fronzoli. Coi dati.

Se infatti all’interno del sistema di informazione il dibattito sembra dividersi fra paura e razzismo, in un banale “migranti sì, migranti no” lui pone un tema, una domanda diversa.

Anzi dei dati di fatto, diversi.

Lui parla di guerra.

...

Inviato da il in Categoria Missione

 

Il tema dei migranti è probabilmente il più dibattuto, assieme a quello legato alla minaccia terroristica (e talvolta maldestramente intrecciati).

Leggiamo ogni giorno dei destini incerti, pericolanti di questi uomini, donne e bambini in fuga da drammi, guerre, carestie e comunque in cerca di una vita diversa, più dignitosa.

L’occidente tende a porsi domande superflue; è tipico di chi vive nel superfluo.

Una di queste domande è se dobbiamo accettarli o meno.

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Inviato da il in Categoria Missione

Una storia vera è un capolavoro di David Lynch, un film sul rapporto fra due fratelli che, a causa di un litigio per futuili motivi, non si sentono da decine d'anni.

E così, ricevuta la notizia delle precarie condizioni di salute del fratello, il vecchio Alvin Straight decide di salire sul suo trattore e attraversare tutta l'America per andare a ritrovare il rapporto col proprio fratello Lyle.

Durante il viaggio Alvin incontrerà persone di ogni genere, e ogni incontro sarà l'occasione per aprirsi agli altri e ospitare nel proprio cuore e nelle proprie parole la vita altrui.

Ascoltare le storie delle persone che incontra, diviene per Alvin un modo di argomentare con loro, e di far sentire ad ognuno di essi la sua importanza.

In particolar modo, un tema molto d'attualità come la famiglia viene affrontato attraverso un incontro.

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Inviato da il in Categoria Missione

Il significato della Pasqua voi lo conoscete?

Pensate di conoscerlo, ma non è mai del tutto così.

Per entrare nei Misteri occorre fede, vero, ma anche esperienza, viverli, portarli addosso. Come croci.

Ecco allora che è solo attraverso le testimonianze come quella di Padre Gianni che possiamo metter insieme dolore e luce, dramma e resurrezione.

Le parole di Gianni diventano un indirizzo verso il quale recarsi e cercare Dio e il senso misterioso del dolore umano che, divenuto croce, trasformerà noi in uomini.

...

Inviato da il in Categoria Missione

"Non esiste alternativa alla carità", ha detto Papa Francesco in occasione della cerimonia di canonizzazione di Madre Teresa, sul sagrato della Basilica vaticana, davanti a oltre 120mila persone, tra cui 13 capi di stato e di governo. E ancora Bergoglio ha sottolineato: "Quanti si pongono al servizio dei fratelli, benché non lo sappiano, sono coloro che amano Dio". Madre Teresa "si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della Terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini della povertà creata da loro stessi. La misericordia è stata per lei il 'sale' che dava sapore a ogni sua opera, e la 'luce' che rischiarava le tenebre di quanti non avevano più neppure lacrime per piangere la loro povertà e la loro sofferenza".

 

Crediamo siano queste le considerazioni chiave da riportare nel segnalare questo evento.

Di Madre Teresa sappiamo tutto, le notizie su di lei non mancano, ecco perché se vogliamo dare comunque un cenno biografico su di lei, lo faremo seguendo questa traccia contenuta nel libro di Malcolm Muggeridge (il giornalista che ha "scoperto l'opera della madre"):"... le persone interamente consacrate come Madre Teresa non hanno biografie. Biograficamente parlando, a loro non accade nulla. Vivere per gli altri, come fanno lei e le sue Suore Missionarie della Carità, vuol dire escludere tutte le circostanze in cui entrano l'io e la propria volontà. "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (san Paolo), è una delle sue frasi preferite. Le feci, una volta, poche sconnesse domande sulla sua vita, sulla sua fanciullezza, sui suoi genitori, sulla sua casa e su quando lei decise di farsi suora. Mi rispose con uno dei suoi caratteristici sorrisi canzonatori e affascinanti nello stesso tempo, uno di quei mezzi sorrisi che lei sola sa abbozzare quando si discute di qualcosa di particolarmente umano, un sorriso suo proprio, pervaso dalla sua incorreggibile umanità. Mi disse che la sua era una casa eccezionalmente felice e che quando, ancora studentessa, percepì la vocazione, lasciare quanta famiglia ricca di affetti e straordinariamente felice e distaccarsene fu l'unica cosa veramente difficile che dovette affrontare. Naturalmente anche questo ostacolo fu superato, e per sempre. Fu così che lei si offrì a Cristo e, attraverso Cristo, al suo prossimo. È questa fu la fine della sua biografia e l'inizio della sua vita. Rinnegando se stessa, ritrovò se stessa, in virtù di quell'unica trasformazione cristiana, manifestata nella crocifissione e nella risurrezione, per cui noi moriamo per continuare a vivere".

 

...

Inviato da il in Categoria Missione

Cosa resta del sole


Il giornalismo parla delle cose (notizie, dichiarazioni, eventi)
quando accadono. E fa il suo mestiere.
Ma c'è un esercizio ancora più interessante; vedere, un po' di tempo
dopo, che ne è stato di quelle “cose”. Cosa resta delle notizie?
Del viaggio di Papa Bergoglio a Lesbo che ne resta oggi? Quante e
quali delle sue provocazioni, delle sue “scosse” sopravvivono nel
magma mediatico?
Ricordiamo tutti il viaggio del Papa a Lesbo, ricordiamo quando disse
che “Questo è un viaggio triste”.
Triste capite?
Niente ottimismo ad ogni costo, niente edulcorazione della realtà,
niente spot propagandistici.
Abbiamo un Papa che chiama il dolore col suo nome anagrafico; tristezza.
Lo fa per non farci sconti, per farci capire che quella condizione
riguarda anche noi.
La condizione di quei disperati (migranti o meno che siano) senza
nulla, senza futuro, senza una casa, senza un terra che li riconosca è
un dolore che deve pulsare nel petto di tutti.
Per fare questo, come ricorderete, il Papa ha “arruolato” un
formidabile staff/ufficio stampa; i bambini.
In quell'occasione Bergoglio mostrò un disegno che fotografava, anche
meglio del notiziari cittadini, lo status delle loro vite oggi.
Minori senza famiglia che diventano profughi, minori accompagnati che
chiedono asilo e tante altre sfaccettature della precarietà di quelle
giovani esistenze sono davanti ai nostri occhi.
Un bambino, nel suo disegno, ritrae un sole che piange.
Un sole che piange, cosa c'è di più evocativo?
Nell'immaginario di quel bambino ciò che, solitamente, è collegato
alla gioia e alla spensieratezza sta piangendo.
A noi il compito di far sorridere quel sole, di cambiare il cielo
sopra la testa di quel bambino.
Ne saremo in grado?
Ne avremo la forza?
A queste domande, come sempre, la risposta è nella fede quotidiana e
nei gesti concreti che la estrinsecano; essere accoglienti e amare il
prossimo.
Fare questo è già “curare” il sole.

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Inviato da il in Categoria Missione

TUTTO SI FA PER I BAMBINI; PAROLA DI CHARLES PEGUY




Di poche settimane fa è l'ultima fiammata del dibattito circa il cosidetto "utero in
affitto", è di questi giornii la notizia che Avvenire riporta: Il Consiglio
d'Europa ha detto no.

http://www.avvenire.it/Vita/Pagine/utero-affitto-consiglio-europa-respinge-regolamentazione.aspx


Noi cosa ne pensiamo?
Ne pensiamo che il bambino sia un dono e non un diritto. Tutto qua.
Inoltre, vogliamo condividere con voi questa strepitosa descrizione
del bambino che il poeta Charles Peguy ci regala.

Tratto da    "Il mistero dei santo innocenti"



Tutto quello che si fa lo si fa per i bambini.
E sono i bambini che fanno fare tutto.
Tutto quel che si fa.
Come se ci prendessero per mano.
.......
Cosa si farebbe, cosa si sarebbe, mio Dio, senza i bambini.
Cosa si diventerebbe.
Delle zitelle in una catapecchia.
In una capanna diroccata che si demolisce ogni giorno di più.
Che si consuma via via.
Delle vecchie che invecchiano tutte sole e che si annoiano in una baracca.
Delle donne senza figlioli.
Una razza che si spegne.
....
Poichè non si lavora che per loro.
E non si fa nulla se non per loro.
E che tutto quel che si fa nel mondo non si fa che per loro.
Viene da questo quella loro aria sicura.
Cosi piacevole a vedersi.
Quello sguardo franco, quello sguardo insostenibile a vedersi
e che sostiene tutti gli sguardi.
Così dolce, così piacevole a guardarsi.
Quello sguardo insostenibile a sostenersi.
Quello sguardo franco, quello sguardo diritto che hanno, quello
sguardo dolce, che viene diritto dal paradiso.
Così dolce a vedersi, e a ricevere, quello sguardo di paradiso.
Da questo viene quella loro fronte.
Quella fronte sicura.
Quella fronte diritta, quella fronte convessa, quella fronte quadrata,
quella fronte alta.
Quella sicurezza che hanno.
E che è la sicurezza stessa.
Della speranza.

Beati bambini;
Beata speranza.
Beata infanzia.
Tutto il loro piccolo corpo, tutta la loro piccola persona,
tutti i loro piccoli gesti, sono pieni, grondano, traboccano di una speranza.
Risplendono, traboccano di un'innocenza.
Che è l'innocenza stessa della speranza.
Sicurezza, innocenza unica.
Sicurezza, innocenza inimitabile.
Ignoranza del bambino, innocenza accanto alla quale la santità stessa,
la purezza del santo non è che spazzatura e decrepitezza.
Sicurezza, ignoranza, innocenza del cuore.
Giovinezza del cuore.
Speranza; infanzia del cuore.
Dolci bambini, bambini inimitabili, bambini fratelli di Gesù.
Giovani bambini.
Bambini accanto ai quali i più grandi santi non sono che vecchiaia e decrepitezza.
Bambini, è per questo che siete i padroni e comandate nelle case.
No sappiamo bene il perchè.
Uno sguardo, una parola da voi fa piegare le teste più dure.
Voi siete i padroni e noi lo sappiamo bene.
losappiamobene il perchè.
Voi siete tutti dei bambini Gesù.
E quale uomo, quale pazzo, quale bestemmiatore oserebbe dirsi un uomo Gesù.
Quale santo, il iù grande santo oserebbe soltanto pensarvi.
E anche voi lo sapete bene che siete i padroni di casa.
La vostra voce lo dice, il vostro sguardo lo dice,
e i vostri capelli ricciuti e la vostra testa sbarazzina.
E quando chiedete qualcosa, lo chiedete come
uno che rida perchè è ben sicuro di averla.
Voi sapete bene che l'avrete.

Voi bambini imitate Gesù.
Non l'imitiate. Siete dei bambini Gesù.
Senza accorgervene, senza saperlo, senza volerlo.
.....

E quante volte, quando penano tanto nelle loro prove
Ho voglia, sono tentato di metter loro la mano sotto la pancia
Per sostenerli nella mia larga mano
Come un padre che insegna a nuotare a suo figlio
Nella corrente del fiume
E che è diviso tra due sentimenti
Perchè da una parte se lo sostiene sempre e se lo sostiene troppo
Il bambino ci confiderà e non imparerà mai a nuotare.
Ma anche se non lo sostiene bene al momento buono
Quel bambino si troverà a bere..
Così io quando insegno loro a nuotare nelle prove
Anch'io son diviso tra questi due sentimenti.
Perchè se li sostengo sempre e li sostengo troppo
Non sapranno mai nuotare da sè.
Ma se non li sostengo bene al momento giusto
Quei ragazzi potrebbero forse bere.
Questa è la difficoltà, ed è grande.
E tale è la duplicità stessa, la doppia faccia del problema.
Da una parte voglio che raggiungano da sè la salvezza.
E' la regola.
Ed è formale. Altrimenti non sarebbe interessante.
Non sarebbero uomini.
Ora io voglio che siano virili, che siano uomini, e che si guadagnino da soli
i loro speroni di cavaliere.
D'altra parte bisogna che non bevano troppo.
Per aver fatto un tuffo nell'ingratitudine del peccato.
Tale è il mistero della libertà dell'uomo, dice Dio.
E del mio governo verso di lui e della sua libertà.
Se lo sostengo troppo non è più libero.
E se non lo sostengo abbastanza, cade.
......

Si mandano i figli a scuola, dice Dio.
Io penso che sia perchè dimentichino il poco che sanno.
Si farebbe meglio a mandare a scuola i genitori.
Son loro che ne hanno bisogno.
Ma naturalmente ci vorrebbe una scuola di me.
E non una scuola di uomini.
Si crede che i bambini non sappiano nulla.
E che i genitori e le persone grandi sappiano qualcosa.
Ora io ve lo dico, è il contrario.
(E' sempre il contrario).
Sono i genitori, sono le persone grandi che non sanno nulla.
E sono i bambini che sanno.
Tutto.
Perchè essi hanno l'innocenza prima.
Che è tutto.

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In occasione della prossima edizione del Festival Francescano che avrà come protagonista la “Sorella Terra”, abbiamo incontrato Padre Guido Ravaglia e raccolto alcuni suoi spunti/riflessioni, circa l'importanza di queste tre giornate.

 

 

Finalmente Francesco “torna” in città...

...

Inviato da il in Categoria Missione

Cercavano una vita migliore. Cercavano la felicità.

"Esprimo il mio più sentito dolore dinanzi a tali tragedie. Rivolgo un
accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con
decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a
ripetersi". Lo ha detto Papa Francesco in un "accorato appello"
durante l'Angelus domenicale dopo che, ha ricordato, "un barcone
carico di migranti si è capovolto la scorsa notte", " e si teme vi
siano centinaia di vittime. Sono uomini e donne come noi. Fratelli
nostri che cercano una vita migliore. Affamati, perseguitati, feriti,
sfruttati. Vittime di guerre. Cercano una vita migliore. Cercavano la
felicità".
L'Ansa di oggi riferisce che si teme siano 900 i morti nella recente
tragedia del mediterraneo.
Colpisce, il commento di Bergoglio a questa catastrofe. E colpisce
perché usa due frasi limpide, luminose che richiamano alla vita;
“Cercavano una vita migliore. Cercavano la felicità”.
Cose c'è di strano in queste due frasi? La rivendicazione del diritto
alla felicità e non alla mera sopravvivenza.
Se esiste una forma di rispetto più alta di quella che prevede che
ogni essere umano abbia il diritto di vivere su questa Terra, essa
consiste nel fatto che questi nostri fratelli avevano qualcosa di più,
del mero diritto di vivere, quello di essere felici.
Spariglia nuovamente le carte Papa Bergoglio, che non solo richiama la
comunità internazionale a non voltare la faccia, a non distogliere lo
sguardo, da questa gigantesca carneficina.
Ma lo fa anche con noi, che siamo apparentemente lontani da quelle
coste e che spesso siamo portati a crederci estranei ai dolori sui
quali, in maniera diretta, ci pare di non riuscire a intervenire.
Quando dice che questi sono fratelli non si limita a formulare una
frase fatta del Cristianesimo, ma viene a prendere ognuno di noi,
nelle nostre vite squarciando la retorica imperante del presente, e
chiedendo per queste vite felicità.
Ben di più che una mera sopravvivenza legata a cibo e acqua.
Certo che il soccorso e l'aiuto delle persone in queste condizioni è
un elemento primario da porre in essere, ma non è l'unico.
Non basta dar da bere e mangiare a un fratello, e magari lasciarlo
venire nella “nostra” terra (come se davvero fosse nostra e anche noi
non fossimo, in realtà, fruitori di un dono divino).
Non è finito il compito di un credente, di fronte allo sguardo
disperato di un suo fratello.
Ciò che siamo chiamati a realizzare è il compito più duro e al
contempo vitale, della sfida cristiana; accogliere e fare felice chi
non conosciamo.
Questo vale nel nostro quotidiano, nella sfida missionaria, e non si
capisce perché non dovrebbe valere in mare aperto...Cercavano una vita migliore. Cercavano la felicità.

"Esprimo il mio più sentito dolore dinanzi a tali tragedie. Rivolgo un
accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con
decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a
ripetersi". Lo ha detto Papa Francesco in un "accorato appello"
durante l'Angelus domenicale dopo che, ha ricordato, "un barcone
carico di migranti si è capovolto la scorsa notte", " e si teme vi
siano centinaia di vittime. Sono uomini e donne come noi. Fratelli
nostri che cercano una vita migliore. Affamati, perseguitati, feriti,
sfruttati. Vittime di guerre. Cercano una vita migliore. Cercavano la
felicità".
L'Ansa di oggi riferisce che si teme siano 900 i morti nella recente
tragedia del mediterraneo.
Colpisce, il commento di Bergoglio a questa catastrofe. E colpisce
perché usa due frasi limpide, luminose che richiamano alla vita;
“Cercavano una vita migliore. Cercavano la felicità”.
Cose c'è di strano in queste due frasi? La rivendicazione del diritto
alla felicità e non alla mera sopravvivenza.
Se esiste una forma di rispetto più alta di quella che prevede che
ogni essere umano abbia il diritto di vivere su questa Terra, essa
consiste nel fatto che questi nostri fratelli avevano qualcosa di più,
del mero diritto di vivere, quello di essere felici.
Spariglia nuovamente le carte Papa Bergoglio, che non solo richiama la
comunità internazionale a non voltare la faccia, a non distogliere lo
sguardo, da questa gigantesca carneficina.
Ma lo fa anche con noi, che siamo apparentemente lontani da quelle
coste e che spesso siamo portati a crederci estranei ai dolori sui
quali, in maniera diretta, ci pare di non riuscire a intervenire.
Quando dice che questi sono fratelli non si limita a formulare una
frase fatta del Cristianesimo, ma viene a prendere ognuno di noi,
nelle nostre vite squarciando la retorica imperante del presente, e
chiedendo per queste vite felicità.
Ben di più che una mera sopravvivenza legata a cibo e acqua.
Certo che il soccorso e l'aiuto delle persone in queste condizioni è
un elemento primario da porre in essere, ma non è l'unico.
Non basta dar da bere e mangiare a un fratello, e magari lasciarlo
venire nella “nostra” terra (come se davvero fosse nostra e anche noi
non fossimo, in realtà, fruitori di un dono divino).
Non è finito il compito di un credente, di fronte allo sguardo
disperato di un suo fratello.
Ciò che siamo chiamati a realizzare è il compito più duro e al
contempo vitale, della sfida cristiana; accogliere e fare felice chi
non conosciamo.
Questo vale nel nostro quotidiano, nella sfida missionaria, e non si
capisce perché non dovrebbe valere in mare aperto...

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Inviato da il in Categoria Missione

 

Il Papa e il "pugno". Dopo l'attentato di Parigi, occorre misurare ancor meglio le parole e le libere interpretazioni di quanto il Papa afferma.

Padre Ravaglia, non credevamo, eppure forse è il caso, occorresse spiegare la metafora di Papa Bergoglio.

Quel "pugno" che dice debba attendersi chi offende sua madre, probabilmente non è stato compreso da tutti.

E se quel pugno, quella risposta che Bergoglio auspica, non fosse altro che una - non violenta - presa di coscienza dei cattolici, chiamati a difendere, non solo istintivamente ma anche nella pratica quotidiana - la loro fede?

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Inviato da il in Categoria Missione

Un Sinodo è, prima di tutto, momento di confronto e di ascolto. Fin dalla prima settimana dei lavori, dopo la “Relatio post disceptationem” che ne è conseguita, la cosiddetta “linea Bergoglio” ha suscitato plausi e anche perplessità, all'interno del Cattolicesimo italiano. Il dibattito all'interno della Chiesa Cattolica è aperto, che non significa necessariamente contrapposto. Papa Bergoglio, con le sue “provocazioni” sta dimostrando che la Chiesa Cattolica è un luogo di democrazia, libertà e coscienza. Solo per questo, andrebbe già ringraziato. Libertà e coscienza che non intendono uscire dal solco del Signore e della teologia tradizionale (che non vuol dire antimodernista) bensì esplorarne le possibili nuove vie. Insomma esiste un modo per ripensare o ricalibrare la fede e e la sua pratica, senza contraddire i comandamenti e la Bibbia?

Pensiamo sia interessante fare il punto su questo e altro con Padre Guido Ravaglia, da sempre attento a coniugare le necessità teologiche tradizionali con le nuove forme di ascolto e testimonianza della fede.

 

- Cosa ne pensa Padre Guido Ravaglia del dibattito attualmente in corso e degli spunti che l'ultimo Sinodo ha offerto?

Papa Francesco spesso afferma che tutti siamo peccatori e al tempo stesso chiamati a seguire come discepoli Gesù. Il Sinodo sulla famiglia di cui si è svolta la prima parte, si presenta come un

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Inviato da il in Categoria Missione

 

Sabato 12, 6° giorno. CEREA – TRECENTA (km 32.5). Guida Remo

 

Ore 5,10. Lasciamo in silenzio l’ultimo piano dell’oratorio scendendo, come da istruzioni, per la scala esterna antincendio. Chiusi nel corridoio afoso ed infestato dalle zanzare, è stata un’altra notte difficile per Daniel e Remo, mentre io che, come sempre, avevo scelto un’altra aula per evitare di disturbarli col mio russare (quando russo, russo forte!), avevo dormito beatamente in un angolo con tutte le finestre spalancate per rinfrescare l’aria.

 

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Inviato da il in Categoria Missione

Venerdì 11, 5° giorno. VERONA – CEREA (km 38) Guida Daniel.

 

05.00. Dopo l’ascolto del vangelo del giorno, decidiamo di dedicare la prima parte dell’ora di riflessione e silenzio alla recita del rosario, come faremo da oggi in poi fino all’arrivo a Loreto.

Attraversiamo la città ancora addormentata ed ingombrata da foglie e rami, testimoni evidenti della violenza dell’uragano della notte. Con una cartina della città in mano, non fatico a guidare in maniera sicura fuori città il piccolo gruppo attraverso la periferia meridionale. Stazione Porta Nuova – sottopassaggio – Via del Lavoro –Via S. Teresa – via Tombetta – via Legnago.

Ore 06.30. Al km 6.5 superiamo l’autostrada Serenissima. La strada diventa quindi via C. Battisti e prosegue diritta verso sud immettendosi sulla Transpolesiana, che oggi e domani ci condurrà fino in provincia di Rovigo.

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Inviato da il in Categoria Missione



Domenica 8 giugno (la domenica di Pentecoste) si è tenuta a Bologna, presso il Centro Missionario Francescano, la Festa dei Popoli - “Stranieri come noi”.
Massimo Bertolotti e sua moglie Chiara sono una coppia di Albissola, e in questo contributo che ci hanno inviato raccontano il loro ruolo (semplicemente fondamentale) nell'ideazione e nello sviluppo di questo evento così importante.
Speriamo che, nelle loro parole, possiate ritrovare quel senso di unità e fraternità che ha animato la Festa dei Popoli. E che la prossima volta, possiate/vogliate, esserci anche voi.


"La nostra festa dei popoli ha radici lontane, e nasce con l'esigenza
dell'uomo di viaggiare, conoscere e condividere.
Questo desiderio di conoscenza reciproca e condivisione ha infatti
caraterizzato anche noi,  dapprima con la breve esperienza missionaria che
ci ha portati a Santo Domingo e, successivamente, con la necessita' di
proseguire l'impegno nella realta' di tutti i giorni, affinche' il nostro
viaggio non rimanesse episodico, ma potesse diventare davvero un
accrescimento personale e apportasse un radicale cambiamento nella nostra
vita.
Da questa nostra esigenza condivisa anche dagli altri membri del gruppo
missionario, sono nate le riunioni a Bologna. Lo spirito francescano e la
lungimiranza dei frati ci hanno orientato all'incontro con i migranti.
E' cosi' iniziato un graduale percorso di avvicinamento ad una realta' a
volte scomoda e quindi poco conosciuta, ma che coinvolge, o almeno dovrebbe
coinvolgere, tutti noi ad ogni livello.
I migranti sono persone costrette ad allontanarsi dal loro paese di
origine, dalle loro famiglie, dalla loro lingua, dai loro affetti,dai loro
usi e costumi ma sono, e rimangono sempre, persone e, come tali, vanno
trattati, accolti, amati e rispettati.
Questo e' quello che abbiamo cercato di realizzare con la nostra festa dei
popoli. Il "comitato di benvenuto" ha trasformato il piazzale della chiesa
in un punto di ristoro e di ritrovo grazie a specialita' dall'Italia, dal
Burundi, dalla Guinea Bissau ed ad un colorato cartellone sul quale i
partecipanti tutti sono stati invitati a scrivere "benvenuti" nella loro
lingua di origine, invito al quale nessuno si e' sottratto.
Il gruppo "logistica chiostro" ha creato un luogo accogliente ed intimo
dove la celebrazione eucaristica e' stata accogliente ed intima: colarata
che ritmica come il popolo africano, delicata e musicale come la lingua
francese, spontanea ed entusiasmante nella multilingue preghiera dei
fedeli, "semplice" nel perfetto spirito francescano.
I cuochi, coadiuvati dal gruppo "cucina" hanno dato sfoggio alle loro
abilita' culinarie regalandoci un saporito e colorito giro del mondo
proseguito nello spettacolo multiculturale di canti, danze, racconti e
poesie di Arte Migrante, che ha.concluso degnamente la giornata. Il punto
di forza di questa festa e' stato, a nostro parere, l' amore che ha portato
ad un' accoglienza vera ed incondizionata, ma soprattutto reciproca degli "Stranieri come noi". Ed e' proprio questa la parola chiave per una adeguata
accoglienza del migrante, senza quella diffidenza che spesso traspare dai
discorsi di molti nostri connazionali, reciprocita'.
Solo cosi', infatti, potremo davvero incontrarci gli uni e gli altri ed
accoglierci a vicenda. Questo e' quanto abbiamo imparato da una festa che,
ci auguriamo, possa avere numerose edizioni, non solo a Bologna, ma anche
in tante altre citta' italiane non da ultima, naturalmente, Albissola
Marina".

Visite: 2110 0 Commenti

Inviato da il in Categoria Missione

Mercoledì 10. 3° giorno: ALA – DOMIGLIARA (38 km). Guida Remo

 

Ore 5.00. Cielo coperto e brontolio di tuoni in lontananza. Lasciamo in silenzio la città nella semioscurità del mattino. Ancora rare le macchine sulla SS 12 che d’ora in poi seguiremo fino a Verona. Chiesa di S Pietro – Sdruzzinà – Vò Sinistro, al km 4,5. Inizia a piovere proprio quando attraversiamo il paese, ma la pioggia è così leggera che non ci impedisce di proseguire…

Ore 07. Al km 8.5, poco dopo aver superato Masi d’Avio, la pioggia si fa più intensa e la Provvidenza ci offre subito un posto tranquillo e coperto a S Leonardo, un antico ospizio ora trasformato in una rinomata cantina, con tanto di villa recintata. Seduti sulle panchine di un bar- enoteca, accompagnati dal chiacchierio della fontana, recitiamo le Lodi e facciamo colazione con cibarie offerte dalla generosità dei frati cappuccini.

 

...

Inviato da il in Categoria Missione

Martedì 09, 2° giorno: NOGAREDO - ALA (km 24) Guida Daniel.

 

Ore 05.00. Partiamo nel fresco del mattino dopo avere ascoltato il brano evangelico di oggi che, come pane quotidiano, ci sarà dato ogni giorno per il nostro cammino spirituale. Fatichiamo un po’ a trovare la via di uscita da Nogaredo, ma una volta imboccata la SP90 in destra Adige, guidati dal passo svelto e regolare di Daniel, cominciamo a macinare chilometri meditando in silenzio la Parola ascoltata: “Vi mando come pecore fra i lupi”.

Brancolino – Marano – Isera. Giunti al colmo della collina che separa Isera da Mori, ci fermiamo per le Lodi sul ciglio sinistro in vista della diga sull’Adige e di Mori Ferrovia.

 

...

Inviato da il in Categoria Missione

Lunedì 08, 1° giorno: TRENTO- NOGAREDO (km 24) Guida frà Valerio

 

Ore 5,30. Trento, stazione della Trento - Malè.

Appena scesi dall’autocorriera che avevamo preso a Cles, io, Daniel e Remo in silenzio ci incamminiamo senza indugi per le vie di Trento, dando così inizio al nostro pellegrinaggio a piedi che ci porterà fino a Loreto.

Daniel fa parte della nostra comunità di accoglienza di Cles, mentre Remo l’ha lasciata da alcuni mesi. Sono per me il primo segno della Provvidenza, perché fino a dieci giorni fa non avevo trovato dei compagni che facessero con me questa prima settimana di cammino. “Quando il Signore mi diede i frati…” (Testamento di S Francesco)”.

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