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Dopo i fatti di Parigi: tra fanatismo religioso e il "pugno" di Bergoglio, la risposta alle Fedi. Intervista a Padre Guido Ravaglia.

Inviato da il in Categoria Missione

 

Il Papa e il "pugno". Dopo l'attentato di Parigi, occorre misurare ancor meglio le parole e le libere interpretazioni di quanto il Papa afferma.

Padre Ravaglia, non credevamo, eppure forse è il caso, occorresse spiegare la metafora di Papa Bergoglio.

Quel "pugno" che dice debba attendersi chi offende sua madre, probabilmente non è stato compreso da tutti.

E se quel pugno, quella risposta che Bergoglio auspica, non fosse altro che una - non violenta - presa di coscienza dei cattolici, chiamati a difendere, non solo istintivamente ma anche nella pratica quotidiana - la loro fede?

 

(Padre Ravaglia)

La Chiesa che deve uscire liberandosi dalle presunte sicurezze, cara a papa Francesco, deve aspettarsi di ricevere insulti e qualche pugno. Gli eccidi perpetuati da Boko Haram in Nigeria, di cui non si fa enfasi mediatica come è avvenuto invece per gli attentati di Parigi, sembra non siano riconosciuti “pugni” inferti alla umanità e alla Chiesa, così la tratta degli esseri umani che coinvolge milioni di persone soprattutto donne, bambini, disoccupati e che costituisce il terzo provento per la malavita organizzata. Si fa forte l’opinione che vi sia una convenienza politica, economica che chiede di dare visibilità ad una certa violenza e non ad un’altra, così da ingenerare scelte politiche calcolate. Papa Francesco ci pungola ad avere uno sguardo che illuminato da Gesù sappia riconoscere i germi di bene e al tempo stesso a riconoscere le trame del male, dentro e fuori la Chiesa. Chiamare le cose con il loro nome è il primo passo per prepararsi a faticare insieme contro il male con l’arma dell’amore.

 

 

 

Quanto accaduto a Parigi ha colpito a 360 gradi, tutti.

Non si tratta meramente di una "gravissima”, s'intende - strage in redazione, ma di una vera e propria messa in allarme circa la libertà di stampa e di religione.

A conferma di questo, l'altro episodio avvenuto in un negozio di cibo ebraico.

Siamo tutti sotto minaccia integralista, eppure siamo tutti chiamati al dialogo.

Le religioni, una volta di più, saranno chiamate a sbrogliare la matassa e ad effettuare quel dialogo, che gli stati non sembrano essere in grado di gestire completamente.

La centralità religiosa non è forse più da intendersi come la capacità delle religioni di spiegare, ai propri fedeli, le ragioni sulle quali si basano, bensì di spiegarle agli altri fedeli - di altre religioni - e provare ad individuare un nuovo percorso comune che ci consenta di ritrovare quella pace che tutti vogliamo?

 

Padre Ravaglia

Dobbiamo sempre fare i conti con quell’atavica tentazione di dividere il mondo tra buoni e cattivi, di identificare questi ultimi in un gruppo, in una religione, in un partito. Se soccombiamo a questa tendenza risolviamo la paura dell’altro identificandolo come il nemico da eliminare, ma il problema rimane irrisolto. Le “caccie all’uomo” come titolavano i giornali il giorno dopo gli attentati di Parigi fanno comodo per coprire le proprie inadempienze o per attivare la sete di potere che raccomanda di dare gravità ad una forma di violenza piuttosto che ad un’altra. Una religione è tale se cerca di dare espressione alla sete di trascendenza che caratterizza noi uomini alla ricerca di Colui che ci ha creati. La prima dimensione di trascendenza è il rapportarsi in modo rispettoso all’atro, diverso da noi, l’incontro e il dialogo con lui ci può portare ad una trascendenza che tende all’infinito. Se di contro la religione mi dice che Dio fa differenza tra uomo e uomo, tra uomo e donna, tra quelli che appartengono alla nostra religione e tutti gli altri, allora quello non è il Dio creatore, ma un idolo fatto da noi, a nostra immagine.

 

 

Al termine del comunicato dei francescani francesi, sia pur prendendo le distanze in maniera assoluta dalla violenza, si ragiona anche sulla necessità di una rinnovata coscienza nell'utilizzare la libertà di stampa e di evitare inutili offese/provocazioni che, più che far ridere, rischiano di suonano meramente offensive. Certo, ma chi stabilisce qual è il limite di satira?

Come si può affrontare il problema?

 

Padre Ravaglia

Occorrerebbe porsi una domanda, nel caso specifico se la nostra satira / vignetta può suonare offensiva alla sensibilità religiosa di coloro che sono oggetto della nostra frecciata. Un antico proverbio italiano suonava: “Gioca con i fanti, lascia stare i santi”. Indica quella saggezza, necessaria a vivere in pace con il prossimo, della porta accanto o sconosciuto. E la satira può essere costruttiva se conoscendo il destinatario lo pungiamo per provocarne una reazione che gli risulti possibile, positiva in lui e in noi, ma se ci muoviamo con intenti distruttivi non avremo che macerie, questo anche tra amici di vecchia data. Chissà perché per noi occidentali la libertà di espressione è un paradigma che non ha bisogno di conversione, come fosse un assoluto, un dato statico irriformabile e non un’espressione storica soggetta a dibattito e a rifondazione.

 

Il Papa e il "pugno".

Padre Ravaglia, non credevamo, eppure forse è il caso, occorresse spiegare la metafora di Papa Bergoglio.

Quel "pugno" che dice debba attendersi chi offende sua madre, probabilmente non è stato compreso da tutti.

E se quel pugno, quella risposta che Bergoglio auspica, non fosse altro che una - non violenta - presa di coscienza dei cattolici, chiamati a difendere, non solo istintivamente ma anche nella pratica quotidiana - la loro fede?

 

(Padre Ravaglia)

La Chiesa che deve uscire liberandosi dalle presunte sicurezze, cara a papa Francesco, deve aspettarsi di ricevere insulti e qualche pugno. Gli eccidi perpetuati da Boko Haram in Nigeria, di cui non si fa enfasi mediatica come è avvenuto invece per gli attentati di Parigi, sembra non siano riconosciuti “pugni” inferti alla umanità e alla Chiesa, così la tratta degli esseri umani che coinvolge milioni di persone soprattutto donne, bambini, disoccupati e che costituisce il terzo provento per la malavita organizzata. Si fa forte l’opinione che vi sia una convenienza politica, economica che chiede di dare visibilità ad una certa violenza e non ad un’altra, così da ingenerare scelte politiche calcolate. Papa Francesco ci pungola ad avere uno sguardo che illuminato da Gesù sappia riconoscere i germi di bene e al tempo stesso a riconoscere le trame del male, dentro e fuori la Chiesa. Chiamare le cose con il loro nome è il primo passo per prepararsi a faticare insieme contro il male con l’arma dell’amore.

 

 

 

Quanto accaduto a Parigi ha colpito a 360 gradi, tutti.

Non si tratta meramente di una "gravissima”, s'intende - strage in redazione, ma di una vera e propria messa in allarme circa la libertà di stampa e di religione.

A conferma di questo, l'altro episodio avvenuto in un negozio di cibo ebraico.

Siamo tutti sotto minaccia integralista, eppure siamo tutti chiamati al dialogo.

Le religioni, una volta di più, saranno chiamate a sbrogliare la matassa e ad effettuare quel dialogo, che gli stati non sembrano essere in grado di gestire completamente.

La centralità religiosa non è forse più da intendersi come la capacità delle religioni di spiegare, ai propri fedeli, le ragioni sulle quali si basano, bensì di spiegarle agli altri fedeli - di altre religioni - e provare ad individuare un nuovo percorso comune che ci consenta di ritrovare quella pace che tutti vogliamo?

 

Padre Ravaglia

Dobbiamo sempre fare i conti con quell’atavica tentazione di dividere il mondo tra buoni e cattivi, di identificare questi ultimi in un gruppo, in una religione, in un partito. Se soccombiamo a questa tendenza risolviamo la paura dell’altro identificandolo come il nemico da eliminare, ma il problema rimane irrisolto. Le “caccie all’uomo” come titolavano i giornali il giorno dopo gli attentati di Parigi fanno comodo per coprire le proprie inadempienze o per attivare la sete di potere che raccomanda di dare gravità ad una forma di violenza piuttosto che ad un’altra. Una religione è tale se cerca di dare espressione alla sete di trascendenza che caratterizza noi uomini alla ricerca di Colui che ci ha creati. La prima dimensione di trascendenza è il rapportarsi in modo rispettoso all’atro, diverso da noi, l’incontro e il dialogo con lui ci può portare ad una trascendenza che tende all’infinito. Se di contro la religione mi dice che Dio fa differenza tra uomo e uomo, tra uomo e donna, tra quelli che appartengono alla nostra religione e tutti gli altri, allora quello non è il Dio creatore, ma un idolo fatto da noi, a nostra immagine.

 

 

Al termine del comunicato dei francescani francesi, sia pur prendendo le distanze in maniera assoluta dalla violenza, si ragiona anche sulla necessità di una rinnovata coscienza nell'utilizzare la libertà di stampa e di evitare inutili offese/provocazioni che, più che far ridere, rischiano di suonano meramente offensive. Certo, ma chi stabilisce qual è il limite di satira?

Come si può affrontare il problema?

 

Padre Ravaglia

Occorrerebbe porsi una domanda, nel caso specifico se la nostra satira / vignetta può suonare offensiva alla sensibilità religiosa di coloro che sono oggetto della nostra frecciata. Un antico proverbio italiano suonava: “Gioca con i fanti, lascia stare i santi”. Indica quella saggezza, necessaria a vivere in pace con il prossimo, della porta accanto o sconosciuto. E la satira può essere costruttiva se conoscendo il destinatario lo pungiamo per provocarne una reazione che gli risulti possibile, positiva in lui e in noi, ma se ci muoviamo con intenti distruttivi non avremo che macerie, questo anche tra amici di vecchia data. Chissà perché per noi occidentali la libertà di espressione è un paradigma che non ha bisogno di conversione, come fosse un assoluto, un dato statico irriformabile e non un’espressione storica soggetta a dibattito e a rifondazione.

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