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La casa del pane

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LA CASA DEL PANE: Progetto delle edizioni francescane, luogo di                  incontro, di cultura e di evangelizzazione

CONGO - BRAZZAVILLE: una grande storia in mano agli incapaci

  1. Introduzione: Ce la faremo

Il Congo - Brazzaville non ha solo un doloroso e triste passato da raccontare e da ricordare, ma ha anche e soprattutto un futuro da costruire. Ecco perché i congolesi vogliono la libertà di essere e di pensare!”.

Sono convinto che combattere la fame, la povertà  nel terzo mondo dovrebbe portare a interrogarci sul perché della fame e della povertà.

La soluzione è questa: affrontare i casi di emergenza e nello stesso tempo preparare il futuro, lavorando sui giovani e con i giovani.

È arrivato il momento di cercare e di aiutare i popoli sfruttati e oppressi a capire perché c’è povertà e che cosa possono e debbono fare per risolverla. Per arrivare a questo, la formazione, l’informazione e l’istruzione mi sembrano l’unica via di salvezza, cioè l’uscita dal tunnel.

 

2. Edizioni francescane

 

Democrazia, sì, ma… quale democrazia?

La Repubblica del Congo oppure il Congo - Brazzaville è un piccolo paese del centro dell’Africa con delle possibilità  incredibili. La popolazione è di quattro milioni di abitanti circa. C’è il clima equatoriale ed è la zona più bagnata dell’Africa. Oltre alla foresta equatoriale, il sottosuolo è ricco di petrolio, diamanti, oro, ferro, rame, bauxite... Però, il popolo congolese è tra i più miserabili del pianeta terra perché sfruttato, impoverito dai propri dirigenti con la complicità delle multinazionali europee, americane e cinesi sotto lo sguardo indifferente della famosa “comunità internazionale”.

Nel 1992, il Congo ha ufficialmente scelto la democrazia come regime politico, o meglio gli è stata imposta la democrazia, ma in realtà, nei fatti, di democrazia non c’è niente o meglio c’è solo il nome. La busta democrazia è senza contenuto e dentro di essa c’è un regime militare che fa quello che vuole di fronte ad un popolo impoverito e impaurito, senza difesa. Per sopravvivere, alcuni hanno scelto l’esilio, altri la complicità e la maggioranza il silenzio. Sfruttamento, ingiustizia, ignoranza, ecco la vita quotidiana in Congo. A livello internazionale c’è lo sfruttamento (il prezzo delle materie prime è fissato all’estero). Il poco che rimane i dirigenti se lo dividono tra di loro e il popolo, impoverito, impaurito e ignorante, non capisce niente di ciò che c’è in gioco.

Questo sistema è ovvio che rimarrà  tale fino a quando non ci sarà una rivoluzione mentale e dal basso, un salto di qualità da parte degli esclusi del sistema. Perché questo avvenga bisogna puntare sui giovani, cioè la generazione che ha conosciuto, toccato, vissuto e vive sulla propria pelle la fame, la sete, l’ingiustizia, l’esclusione, la guerra. Però è una generazione senza formazione adeguata. A scuola, l’unica fonte di conoscenza e di informazione è il quaderno, le biblioteche sono quasi inesistenti e il libro è troppo costoso per i figli dei poveri. I figli dei politici, loro, avendo tutto in uno Stato patrimoniale, non hanno a che fare con la lettura. L’unico giornale è il giornale del partito al potere. In Congo, non c’è e non esiste una sola tipografia.

Prendere il bue per le corna: Aiutare secondo il cuore di Dio

Il Congo ha bisogno di essere aiutato a svegliarsi. Ecco perché vale la pena investire sui giovani, istruirli, far capire che si può vivere diversamente, che la loro sofferenza non è voluta da Dio ma dagli uomini, che si possono cambiare le cose, che loro possono cambiare le cose. I giovani hanno bisogno di ascoltare e capire un altro discorso, diverso dal solito discorso ufficiale, hanno bisogno di sentire un altro suono di campane. Tanti hanno idee chiare e innovative ma non sanno come e dove trasmetterle. E perché? In tutto il paese non c’è una sola tipografia e i libri sono stampati all’estero. Di solito, viene accettato e pubblicato solo il libro che canta la gloria del Re, lo scriba al servizio della gloria del principe e che mantiene lo status quo. Nei fatti, al di là della scelta della democrazia, esiste solo un sistema di partito unico, stampa unica, verità unica, pensiero unico. “Chi possiede tutti i mezzi stabilisce tutti i fini”. Lo sappiamo.

Un progetto culturale, di evangelizzazione, di visibilità dell’Ordine e di autofinanziamento

Progettare le edizioni francescane in Congo è un iniziativa affascinante e molto interessante. Con essa, l’Ordine Francescano sarà più visibile in Congo tramite la pubblicazione di libri e l’intero movimento culturale che nascerà intorno ad esso. Sarà anche un’occasione di evangelizzazione tramite la pubblicazione di libretti di preghiera che sono rarissimi in Congo. I frati troveranno così il modo di inserirsi in modo attivo nella vita della Chiesa locale e di rendere accessibile la nostra spiritualità con delle piccole illustrazioni sulla vita di San Francesco, Santa Chiara e altri santi del nostro Ordine, ancora sconosciuti in Africa. Ovviamente, i frati avranno qualcosa in cambio delle loro prestazioni intellettuali per poter vivere. La casa editrice sarà una cosa facile da gestire, la carta si trova sul posto e c’è anche la possibilità di collaborare sia con professori dell’università statale che con quelli del seminario maggiore. La realizzazione di questa piccola casa editrice fa intravedere più di una ragione:

  • Una ragione sociologica: la visibilità dellOrdine Francescano in Congo.
  • Una ragione culturale: istruire il popolo, i giovani soprattutto, far capire che è più che assurdo avere tutto e mancare di quasi tutto ed è una delle vie per cambiare la drammatica situazione congolese, per non dire africana.
  • Una ragione ecclesiale: la casa editrice è un mezzo di evangelizzazione tramite la stampa di libretti di preghiera.
  • Una ragione sociale: qualche operaio potrà dare aiuto ai frati e di conseguenza guadagnarsi un lavoro in un contesto politico che genera e crea disoccupazione.
  • Una ragione economica: i frati minori congolesi che fino ad oggi vivono fondamentalmente di elemosina, avranno un mezzo di autofinanziamento.

 

  1. Betlemme: la casa del Pane

La mia esperienza presso i giovani mi ha fatto capire che ai giovani congolesi manca qualcuno capace e disponibile ad aiutarli a tirare fuori tutto quello che hanno come potenzialità, come talento, come voglia di vivere e di esprimersi. Il desiderio di cambiamento viene spezzato da un contesto ostile al cambiamento. “Più il popolo è ignorante, meglio è”, in un sistema dittatoriale. Lo sappiamo.

Pensando a questa situazione, che conosco bene non per sentito dire ma perché sono congolese, ho pensato a come rendere visibile, oltre ai bambini di strada, la presenza francescana in Congo, lavorando con i giovani, sapendo che qualcuno di loro farà certamente parte dei governanti del domani. Nella chiesa congolese non esiste la tradizione dell’oratorio. Ecco perché ho pensato ad un luogo di incontro, di scambio di idee, di formazione, di informazione, di accoglienza dove i giovani si sentiranno a loro agio, quasi a casa.

Perché  Betlemme?

Betlemme, lo sappiamo, è una parola ebraica e significa, “casa del pane”. Per pane, io intendo tre cose:

Pane come Parola di Dio: apertura del cuore all’amore. Betlemme sarà quindi un luogo di annunzio della Parola di Dio, di evangelizzazione, per aprire il cuore dei giovani a Gesù, all’amore, alla carità perché sono convinto che chi ha incontrato Gesù, se l’ha davvero incontrato, diventa un uomo per gli altri. Questo manca in Congo, abbiamo dei governanti senza cuore, pronti ad ammazzare e a maltrattare una nazione intera per i loro interessi. Si tratta di lavorare sul cuore dei giovani.

Pane come Cultura: apertura della mente e dell’intelligenza al mondo e alla situazione sociale del luogo. Questo comporta la formazione e l’informazione, la riflessione sul mondo in cui si vive. Dare la possibilità ai giovani di esprimersi, pubblicando le loro idee sul sito, sul Blog che avremo. Ci sarà una piccola casa editrice, una grande sala per opere teatrali, una Biblioteca, una Libreria e così impareranno a parlare in pubblico. Liberare la mente, ecco il punto, perché “senza mente aperta non esiste una società aperta”, cioè democratica.

Pane come Condivisione: condivisione di quello che siamo e di quello che abbiamo. Uno dei problemi in Africa in genere ed in Congo in particolare è la mancanza di giustizia. Lo Stato è patrimoniale, la ricchezza è in mano a pochi e tanti non hanno niente. È su questo aspetto che bisogna insistere, lavorare e lottare.

  1. Bisogna concludere?

Come si vede, la Casa Del Pane è un progetto al servizio della giustizia, dell’amore, della carità. In breve, della vita e del rinascimento di un popolo, di un paese. Perché non c’è pace senza giustizia. Insomma è un progetto francescano. Abbiamo bisogno di te.

                                                                                                                     Fra Kevin Dessinga

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Commenti

  • carlo.gambino@fastwebnet.it Lunedì, 18 Febbraio 2013

    Ho qualche perplessità sul concetto di “democrazia” come è stata realizzata nei nostri paesi democratici, dove finiscono per prevalere quei sentimenti di ingiustizia già radicati nei cuori degli uomini fin dai tempi di Gesù (poteri a Scribi, Farisei e uomini di dura cervice). Ben venga tuttavia una democrazia che lasci spazio all’azione di persone illuminate da Spirito cristiano, dove finisca per prevalere il buone senso tramandatoci dall’insegnamento evangelico. Ritengo dunque molto meritoria questa iniziativa, specialmente nel contesto della bieca dittatura ambientale dove la stessa sarebbe chiamata ad operare. Offro pertanto cordialissimi auguri di successo, Carlo.

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