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Papa Bergoglio a Bologna. Fra i diritti dei migranti e la lezione di San Francesco. Intervista a Padre Guido Ravaglia

Inviato da il in Categoria Missione

In occasione dell’arrivo di Papa Bergoglio a Bologna, abbiamo voluto mettere a fuoco assieme a Padre Guido Ravaglia i temi e le suggestioni che da questo graditissimo arrivo in città scaturiscono.

 

Padre Ravaglia,

quali crede siano i punti più significativi della visita del Papa a Bologna? O meglio, che significato ha, in questo momento, il suo arrivo in città e quale spinta può dare, a Bologna?

 La visita di Papa Francesco a Bologna è innanzi tutto un dono, a tutti i bolognesi di nascita o di adozione. La sua presenza renderà più gradevole l’ascolto della Parola e nel caso specifico della Chiesa stessa da parte di molti che sembrano essere più cristiani della soglia che testimoni convinti di Cristo Gesù. Ci aiuterà a capire chi siamo, è nell’incontro con l’altro che ci è dato di conoscerci e di valutare il nostro valore. Attraverso di Lui qualcuno si sentirà nuovamente chiamato per nome da parte del Signore. Il Papa ci incoraggerà a comprometterci, a prenderci la responsabilità di continuare a costruire la Chiesa e di annunciare il Vangelo della gioia.

In che modo pensa che questo Papa stia interpretando il suo mandato?

Nel contatto diretto con i fedeli, di cui si sente responsabile nelle decisioni circa la fede in Dio e nelle scelte morali. Il suo linguaggio, soprattutto quello parlato, volutamente provocatorio può sconcertare se lo si prende letteralmente, ma se ascoltato nel cuore e contestualizzato nella sua persona e nell’uditorio che ha di fronte ti porta a chiederti: “Ma io, Signore, ti sto ascoltando e ti prendo sul serio o faccio i comodi miei?”.

Così la sua visione di Chiesa che si propone con modalità sinodale (assembleare) sprona ogni comunità cristiana al dialogo e al confronto. Presupposti che vissuti nello Spirito consentono  poi ad ogni Chiesa  di interpretare l’uscita verso le strade, le problematiche in cui l’umanità si dibatte per portarvi la novità del Vangelo.

 

Da Francescano, quale delle vostre istanze vorrebbe portare alla Sua attenzione?

S. Francesco di Assisi e i suoi compagni, non solo quelli della prima generazione di frati, interpretarono la vita secondo il Vangelo in uno stato itinerante, vale a dire di non avere una dimora stabile, che li portarono al superamento di inimicizie e di confini lungo le strade ad incontrare gli uomini e le donne di popoli, culture, religioni diverse.

Allora, l’istanza che vorrei porre a Papa Francesco è che ci aiuti a superare la paura di vivere nel mondo fatto di uomini e donne invecchiati che, con pochi figli e nipoti, fanno della paura e dell’insicurezza il motivo del loro individualismo e delle loro chiusure. Che ci provochi ancora, vincendo la nostra indifferenza, a fare il primo passo verso l’altro, il nostro prossimo, per rendere bella e piena di vita la città degli uomini.

 

 

Diciamo, fra l’altro, che nell’agenda di Papa Bergoglio, una “traccia” del pensiero di S. Francesco è più che evidente… Prima gli ultimi…

 

S. Francesco, seguendo Gesù, non ha mai accettato la logica che è salutare pensare solo a se stessi, né si è mai considerato soddisfatto perché aveva compiuto tutto quello che doveva fare. Ha sempre ricominciato daccapo confidando nella misericordia di Dio. Questo esempio di vita può portarci a riconoscere che il primo impegno sull’agenda di Papa Francesco a Bologna è l’appuntamento con i profughi presso l’HUB di via Mattei, la struttura di prima accoglienza più grande della Regione per i richiedenti asilo. Qui incontrerà una rappresentanza di costoro, al momento sono intorno ai 500, gli operatori sociali e gli uomini della Polizia di stato. La scelta del Papa è un invito a tutta la città, quella città che si vanta di avere l’Università più antica di Europa, affinché recuperi quella proclamazione di libertà dalla schiavitù nella storia avvenuta nel 1257, testimoniata nel Liber Paradisus.  

 

 

Un modo chiaro di porre l’accento su quello che forse è “il” tema per eccellenza dei prossimi anni; i migranti. Una condizione che da emergenza dobbiamo trasformare in accoglienza…

 

La scelta del Papa indica un’urgenza, quella di interpretare il fenomeno dell’emigrazione non più come un’emergenza, ma come un fatto che caratterizza i nostri tempi, che chiede di essere affrontato nella legalità se ci disponiamo ad accogliere, proteggere, promuovere, integrare.  

Un problema nel problema è l’arrivo e la presenza di tanti “minori non accompagnati”. Come proseguo della visita di Papa Francesco ogni bolognese potrebbe chiedersi se è nelle condizioni di svolgere il ruolo di “tutor” a favore di uno di loro. La disponibilità adempirebbe non solo quanto prevede la legge, ma creerebbe un’attenzione quasi famigliare fino al compimento della maggiore età. Quel giovane riceverebbe un sostegno umano e avrebbe qualche speranza in più per non finire sulla strada. 

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Ospite Mercoledì, 18 Luglio 2018