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Trento - Loreto. Diario di un pellegrinaggio. Quarta puntata.

Inviato da il in Categoria Missione

Venerdì 11, 5° giorno. VERONA – CEREA (km 38) Guida Daniel.

 

05.00. Dopo l’ascolto del vangelo del giorno, decidiamo di dedicare la prima parte dell’ora di riflessione e silenzio alla recita del rosario, come faremo da oggi in poi fino all’arrivo a Loreto.

Attraversiamo la città ancora addormentata ed ingombrata da foglie e rami, testimoni evidenti della violenza dell’uragano della notte. Con una cartina della città in mano, non fatico a guidare in maniera sicura fuori città il piccolo gruppo attraverso la periferia meridionale. Stazione Porta Nuova – sottopassaggio – Via del Lavoro –Via S. Teresa – via Tombetta – via Legnago.

Ore 06.30. Al km 6.5 superiamo l’autostrada Serenissima. La strada diventa quindi via C. Battisti e prosegue diritta verso sud immettendosi sulla Transpolesiana, che oggi e domani ci condurrà fino in provincia di Rovigo.

 

Ore 7.15. Pozza. al km 10.5. Dopo essere entrati nella grande chiesa moderna per la recita delle Lodi, seduti su una panchina di un parco “essenziale” lì davanti, ci gustiamo la ricca colazione dal sacchetto di viveri preparatoci da fra Roberto.

Ripreso il cammino e superato poco dopo a destra il bivio che porta a Raldòn, tiriamo diritto fino a Villa Fontana. Sono le ore 09.50 ed abbiamo già percorsi 20.5 chilometri. Ci fermiamo quindi per un meritato riposo su una panchina del sagrato della chiesa ancora chiusa.

 

Ore 11.40. Km 27. Bovolone, grosso centro agricolo della bassa veronese. La fame si fa sentire e i miei due compagni si offrono come volontari di andare a mendicare un po’ di pane nei negozi ancora aperti. Ma - aimè! – il loro aspetto non deve essere particolarmente rassicurante, perché non rimediano che un paio di scuse: “Mi dispiace, non sono io il responsabile!”. Un terzo negoziante, con un sorriso beffardo dichiara loro che senza denaro non ha mai dato niente a nessuno; al che Remo, il sanguigno, si trattiene a fatica – sono parole sue – dal mollargli un pugno in faccia! Vedendomeli arrivare stanchi, scoraggiati e a mani vuote, mi affretto, prima che i negozi a mezzogiorno chiudano, a mettermi a mia volta alla ricerca di un pezzo di pane. La ragazza di un bar dove si vende anche pane e latte si rifiuta di darmene. Non così in un ristorante di kebab, dove i garzoni pachistani si affrettano con grazia ad avvolgermi tre focacce calde nella pellicola, offrendomele con un sorriso. Solo chi ha conosciuto la povertà capisce la fame dell’indigente!

Seduti su una panchina a fianco della duplice grande chiesa del centro, ci gustiamo quanto la Provvidenza ha messo anche oggi nelle nostre mani.

 

Ore 13. Riprendiamo il cammino, e poco dopo ci fermiamo su una stradina di campagna fiancheggiata da alcuni alberi di noce, ad un centinaio di metri dalla strada asfaltata. Qui finalmente godiamo di un sonno indisturbato di oltre un ora, nonostante la puzza di letame sparso nei campi.

 

Ore 14.15. Eccoci di nuovo in strada. Superato Asparetto, “patria del mobile antico”, un’ora più tardi siamo a S. Zeno, alle porte della cittadina di Cerea.

 

Ore 15.35. Km 38. Cerea, altro grosso centro agricolo – lo dice il nome – della bassa veronese. Dopo aver bussato invano alla porta delle suore di Castelletto, dove la portinaia, dopo avermi ascoltato con palese diffidenza, ci dirotta in canonica, quasi mezzo chilometro più avanti, arriviamo finalmente davanti alla chiesa e al moderno oratorio, una costruzione a quattro piani dove si sta svolgendo l’ultimo giorno del grest. Via vai di ragazzi intenti alla caccia al tesoro e, in oratorio, alcuni signori piuttosto anziani che gestiscono il bar e ci fanno subito sedere offrendoci una meravigliosa bottiglia di fresca acqua gassata.

 

Il parroco ed il giovane cappellano sono introvabili, perciò, lasciando Daniel e Remo seduti al bar, prendo la chitarra e mi reco presso la “Piccola Fraternità”, una realtà diurna fondata da don Dario Cardioli (+ ’97), che assiste le famiglie povere o/e disagiate, custodendone i bambini e i giovani con disturbi psichici. Qui incontro alcuni operatori volontari, tra cui Natalina, l’anziana perpetua di don Cardioli, da sempre colonna portante di questa realtà. Circondato dai bambini, mi metto a suonare e cantare per una buona mezzora, finché non arriva don Zeno, il giovanissimo curato, che mi riaccompagna in oratorio aprendo per noi l’ultimo piano dove passeremo la notte. Facciamo poi conoscenza con mons. Giuseppe, il parroco, che ci prende tutti e tre in macchina fino a S Zeno, la bella chiesa del XII secolo davanti alla quale eravamo passati entrando in città. Mi fa quindi presiedere alla Messa delle 18.30 e mi invita a fare l’omelia e presentare il nostro pellegrinaggio.

 

Rientrati in oratorio, alle ore 19.30 ci vediamo arrivare su Silvana, la giovane perpetua, che ci porta un favoloso piatto di maccheroni con addirittura il secondo e la frutta! Che differenza con il pranzo! E’ proprio vero che non si chiude una porta se non perché si apra… un portone!

 

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Ospite Venerdì, 21 Settembre 2018