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Trento-Loreto diario di un pellegrinaggio. Terza puntata.

Inviato da il in Categoria Missione

Mercoledì 10. 3° giorno: ALA – DOMIGLIARA (38 km). Guida Remo

 

Ore 5.00. Cielo coperto e brontolio di tuoni in lontananza. Lasciamo in silenzio la città nella semioscurità del mattino. Ancora rare le macchine sulla SS 12 che d’ora in poi seguiremo fino a Verona. Chiesa di S Pietro – Sdruzzinà – Vò Sinistro, al km 4,5. Inizia a piovere proprio quando attraversiamo il paese, ma la pioggia è così leggera che non ci impedisce di proseguire…

Ore 07. Al km 8.5, poco dopo aver superato Masi d’Avio, la pioggia si fa più intensa e la Provvidenza ci offre subito un posto tranquillo e coperto a S Leonardo, un antico ospizio ora trasformato in una rinomata cantina, con tanto di villa recintata. Seduti sulle panchine di un bar- enoteca, accompagnati dal chiacchierio della fontana, recitiamo le Lodi e facciamo colazione con cibarie offerte dalla generosità dei frati cappuccini.

 

Ore 08. La pioggia si affievolisce, e noi ne approfittiamo per riprendere il cammino, passando quasi subito accanto a Borghetto ed entrando, un paio di chilometri più avanti, in territorio veneto. Ossenigo, bivio per la Lessinia, Peri dove ci approvvigioniamo d’acqua … in cimitero!

Ore 10.30. Al km 20 facciamo il consueto stop di metà mattina, fermandoci a riposare presso un maso diroccato in vendita. Facciamo incetta di nespoli del Giappone e ci distendiamo sui nostri stuoini all’ombra di un grande noce.

 

Ore 12.15 Km 24.5. Ripreso il cammino, in capo a poco più di mezzora arriviamo nel paese di Dolcè dove, prese informazioni dalla gente, ci rechiamo presso la chiesa parrocchiale posta fuori paese presso il fiume, oltre la statale e la ferrovia. Il paese si trova esattamente a metà strada fra Ala e Verona (50 km), perciò intendiamo pernottare qui, sperando di ottenere ospitalità in canonica.

 

Mossa sbagliata! Dopo aver bussato alla porta della canonica, mi apre la porta il parroco in persona, ed alla mia umile richiesta, mi dice senza mezzi termini che l’ora è infelice e che faremmo meglio a proseguire, ‘ché la strada per Verona è ancora lunga! Allora gli chiedo umilmente di permetterci almeno di bere l’acqua dal rubinetto del suo garage, il che magnanimamente ci è concesso. Mentre il sacerdote si ritira chetamente in casa, io chiamo i miei due compagni che riesco a stento a calmare nella loro “giusta” indignazione. Mentre gustiamo col corpo, ma non con lo spirito, la dolcezza dell’acqua ristoratrice, faccio loro notare che era da pazzi pretendere che il parroco ci accogliesse a quest’ora. Non tutti i preti sono dei santi!

 

Ore 12.50, Ceraino, al km 29. Gambe in spalla, riprendiamo il cammino nel caldo torrido della canicola, aggravato dall’afa creata dall’umidità dell’aria lasciata dalla pioggia del mattino, ed arriviamo alla chiusa dell’Adige. Qui troviamo finalmente un posto dove distenderci all’ombra nel parco giochi dell’ex scuola del paesino. Ma lo stomaco brontola e non si può riposare bene. Perciò lascio i miei compagni all’ombra e faccio un giretto di questua per il paese assolato e deserto, ritornando poco dopo con qualche panino, del formaggio e delle pesche, frutto della mensa del Signore. Se provvede ai passeri, figuriamoci se lascia i suoi figli senza pane quotidiano!

 

Ore 15.45. Ripreso il cammino, poco dopo Remo sente impellente un bisogno fisiologico, ma, appartatosi dietro un cespuglio fiorito in vista del fiume, si vede interrompere il suo sacrosanto lavoro dalla voce isterica della proprietaria del bar al di là della strada: “Non sui fiori!”. Siamo proprio trattati alla stregua dei barboni!

 

Ore 16.30, Volargne, al km 32. Arriviamo alla casa per handicappati “P. Bardellini”, di fronte alla chiesa del borgo proprio quando da una macchina scende la responsabile dell’istituto accompagnata da fra Roberto Roncari, un nostro frate veneto al momento qui in vacanze. No, posto da dormire lì non ce n’è: meglio che proseguiamo fino a Domigliara, dove risiede il parroco. Dopo esserci intrattenuti con loro in piacevole conversazione in un angolo del cortile, bevendo due litri di acqua frizzante, ritorniamo sulla SS 12, dove abbiamo la sorpresa di incontrare diversi alberi carichi di gustosissime ciliege stramature che si aggiungiamo alla magra dieta di oggi.

 

Ore 18.00. Km 38. La chiesa parrocchiale di Domigliara è posta verso la fine della cittadina, e la raggiungiamo proprio mentre un centinaio di ragazzi stanno terminando una delle ultime giornate del grest. Il giovane parroco non ha difficoltà a permetterci di pernottare nelle aule dell’oratorio.

Mezzora dopo, mentre Daniel e Remo si sistemano nei locali, io esco in città e dopo varie peripezie ho la fortuna (perché non “provvidenza?”) di ricevere in una pizzeria due pizze ben calde da asporto che mi affretto a condividere con i miei due compagni. La sera è ancora lunga, e prima di addormentarsi, mentre io già dormo beatamente (quando dormo…dormo!), i miei compagni, che avevano optato per i freschi locali del semi-interrato, alle ore 21si vedono rispediti al caldo delle aule superiori, perché proprio a quell’ora il bar dell’oratorio apre fino a mezzanotte. Risultato: fra letto duro, chiasso assordante e caldo afoso si riesce a dormire ben poco!

 

 

Giovedì 11, 4° giorno: DOMIGLIARA – VERONA (15 km). Guida Valerio

 

Ore 5.00. Dopo mezzora di cammino in silenzio si ritorna sulla SS 12, in via Brennero, (al km 301). Attraversiamo i Borghi di Crocetta e di Campagna.

Ore 6.20. In piena campagna di Pescantina, ci fermiamo ad un incrocio presso un capitello a pregare le Lodi. Niente colazione per oggi, quindi proseguiamo il cammino attraversando presso Settimo l’Adige per poi, poco dopo, costeggiare per un paio di chilometri un grosso canale gonfio d’acqua.

 

Ore 08.15 -08.45. Km 10. Chievo, sobborgo di Verona. Daniel lamenta una caviglia gonfia, Remo afferma che “sacco vuoto non sta in piedi” e non può proseguire senza mettere qualcosa nello stomaco. Perciò mi metto in cerca di un negozio di alimentari, dove ottengo subito tre grossi panini con formaggio che consumiamo su una panchina davanti alla chiesa.

 

Ore 9.30. Km 15. Ripresa la strada, ci troviamo in breve a costeggiare l’”Adigetto” di Verona fino a corso Milano, dove, superando il canale, in capo ad un quarto d’ora ci troviamo nella portineria del nostro convento di S Bernardino. Fra Paolo, il vicario, ci assegna con sollecitudine le tre camerette della “piccionaia”, dove una salutare doccia mette fine per oggi alle fatiche del cammino. Pochi i frati coi quali condividiamo il pranzo. Fra questi c’è il nostro fra Francesco Grassi, fra Bepi, storico cappellano delle carceri col quale Daniel si intrattiene in animata conversazione, e fra Tecle, col quale concelebrerò la S Messa vespertina.

 

In pomeriggio, mentre io e Daniel ricuperiamo il sonno perduto la scorsa notte, Remo fa un breve giro in centro città. Alle 16.30 ci troviamo tutti in camera mia per un’ora di catechesi sui sacramenti della confessione e dell’eucarestia, a cui fa seguito, con ognuno di loro, la celebrazione vera e propri del sacramento della Riconciliazione, giusto in tempo per partecipare, con rinnovato spirito di comunione, alla Messa della 18.30. Dopo cena, mentre Daniel e Remo partecipano nei locali parrocchiali ad un concerto con danze di una compagnia di Edessa, fra Roberto mi aiuta a preparare un sacchetto di vettovaglie per domattina. “Aiutati, ‘ché il Ciel ti aiuta!”.

 

Distesi in comodi letti su morbidi materassi, questa volta dovrebbe essere una notte di tutto riposo, e tale lo è per me, che, una volta addormentato, neanche un cannone mi può svegliare. Invece, verso la mezzanotte si scatena un terribile temporale con lampi e tuoni fino alle ore 04. Remo, che soffre di paure infantili al riguardo, trovando la mia porta sbarrata, si rifugia per tre o quattro volte in camera di Daniel, col risultato che nessuno dei due riesce a dormire. Ed alle 04.30 è già ora di alzarsi….

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Ospite Giovedì, 18 Ottobre 2018