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Una Pasqua diversa; il dolore che fa luce.

Inviato da il in Categoria Missione

Il significato della Pasqua voi lo conoscete?

Pensate di conoscerlo, ma non è mai del tutto così.

Per entrare nei Misteri occorre fede, vero, ma anche esperienza, viverli, portarli addosso. Come croci.

Ecco allora che è solo attraverso le testimonianze come quella di Padre Gianni che possiamo metter insieme dolore e luce, dramma e resurrezione.

Le parole di Gianni diventano un indirizzo verso il quale recarsi e cercare Dio e il senso misterioso del dolore umano che, divenuto croce, trasformerà noi in uomini.

 

 

 

 

 

Aitape, 31 marzo 2017

 

Scrivo due righe, Watei si è addormentato sulla sedia e mi aspetta.

Mercoledì 29 marzo abbiamo celebrato la Giornata Nazionale dei Disabili. Abbiamo iniziato la giornata con la S. Messa celebrata nella chiesa di S. Francesco, dentro l’ospedale, dove i nostri missionari hanno iniziato, 60 anni fa, il Lebbrosario. Molti bimbi disabili fisicamente e mentalmente hanno camminato verso la cappella. Lebbrosi e altri disabili vittime dello tsunami del 1998 hanno riempito la chiesa. Siamo saliti in processione verso l’altare e dopo il bacio all’altare ho alzato gli occhi verso l’assemblea, ma i miei occhi si sono scontrati con gli occhi sorridenti di una bimba in carrozzina e lì si sono bloccati per qualche istante, ma non troppo, perché quegli occhi mi hanno penetrato e scosso il cuore. Non era il solito sorriso dei bimbi, era lì ad aspettarmi come lo sguardo di Gesù che si posava sui discepoli al momento della chiamata. I miei occhi hanno incominciato a luccicare e non sono riuscito a trattenere le lacrime.

Mi capita spesso di sentire i brividi di fronte alle persone sofferenti, specialmente i disabili, però in quel sorriso non c’era il solco della sofferenza, ma la gioia pasquale, quella luce che trasfigura il dolore e ti apre alla visione della Gloria di Dio.

Ho continuato la celebrazione eucaristica, ma quel pane sull’altare si era già trasformato in quel corpicino fragile e sorridente; il vino del banchetto si era trasformato nella gioia dei suoi occhi.

Il suo sorriso mi ha ricordato quello di Gesù all’ultima cena, quando, pur conscio del tradimento dei suoi, ha continuato a sorridergli, a dargli fiducia, a perdonarli e a porgergli il pane e il vino, tutto se stesso.

La mia Pasqua è già iniziata, e il dolore mi ha insegnato la vera gioia, quel sorriso mi ha insegnato a portare la croce, e quello sguardo di Cristo stampato sul volto di quella piccola era uno sguardo di Resurrezione, che ha cancellato la mia miseria, ha schivato le fosse dove sempre cado, mi ha rivelato cieli nuovi e terra nuova , già qui, dove si ferma il mio orgoglio e si lascia spazio alla Luce Viva che cammina in mezzo a noi. Non è facile catturare la Luce; bisogna lasciarsi catturare da Lei.

É tutto per ora... mi sto afflosciando più di Watei che è già crollato. Ciao.

 

fr. Gianni Gattei

 
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