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Inviato da il in Categoria Missione

"Oggi possiamo dire che quest’esperienza è stata un dono, una grazia ricevuta e come tale ne saremo riconoscenti sempre...". Ecco una frase che, meglio di qualunque altra spiegazione, trasmette appiene il senso dell'esperienza missionaria; il dono di donarsi.
Queste parole sono tratte dalla lettera - di Diego, Elisa, Stefania, Bianca ed Emanuela - che segue e volentieri pubblichiamo.  
La lettera scatta una piccola/grande fotografia alla loro esperienza in Guinea Bissau, ma non solo...




28 dicembre 2013- 14 gennaio 2014

Questa è Africa..!!!!!!

 

Poche righe per raccontarvi la nostra esperienza; siamo Diego, Elisa, Stefania, Bianca ed Emanuela, insieme abbiamo deciso di partire per la Guinea Bissau. Diverse le motivazioni che ci hanno spinto ad intraprendere questo viaggio ma unico l’obiettivo, dare qualcosa agli altri;

non sapevamo però che avremmo ricevuto molto più di quanto donato.

Siamo stati ospitati allo “Sheraton” la casa degli ospiti presente nella missione dei frati e delle suore francescane di Cumura. In sette ore ci siamo trovati proiettati in qualcosa di completamente diverso.

Per poter comprendere questa nuova realtà ci siamo dovuti spogliare di ogni pregiudizio, abitudine, modo di vivere e pensare. Solo così ci siamo potuti mettere in ascolto e a servizio di queste persone, integrandoci con la loro cultura forte e radicata.

 Ognuno di noi ha svolto attività legate alla propria professione assieme alla gente del posto;

Diego nell’officina oltre a riparare la marmitta del camion della missione (imparando da loro l’arte dell’arrangiarsi) si è occupato anche della costruzione di inferiate e di protezioni per i pozzi dislocati nei villaggi attorno. Elisa e Stefania, come infermiere, hanno osservato il funzionamento del lebbrosario, per poi mettersi a disposizione dell’ospedale di Cumura. Il primo è composto da tre padiglioni, i quali ospitano pazienti malati di lebbra, tubercolosi e AIDS; il secondo include oltre agli ambulatori vari, anche il reparto di pediatria e di maternità.

Bianca ha preso servizio nell’asilo della missione, come animatrice ha rallegrato i bimbi insegnando loro (e alle maestre) i nostri “bans”, mischiando italiano, portoghese e criolo con tanta semplicità e spontaneità. Infine Emanuela ha partecipato con gioia alle attività per i bimbi sia dell’asilo della missione, sia di quello di Quelele.

Nel tempo libero, assieme a fra Giampaolo, abbiamo visitato le missioni e i villaggi limitrofi e non, conoscendo così le varie realtà e scoprendo quanto l’Africa è meravigliosa..

luoghi incontaminati, vegetazione rigogliosa, paesaggi sconfinati.. seduti sul cassone del nostro pick up, immersi nella foresta, attorno a noi una fitta distesa di piante, percorrevamo una strada sterrata dalla terra di un rosso intenso, con delle buche impensabili, in direzione della spiaggia di Suru, ci stavamo godendo la natura selvaggia, schivando le fronde degli alberi, quando ad un certo punto si apre di fronte a noi la savana.. questa si che è Africa!!!! Panorama da togliere il fiato, stavamo vivendo un sogno, sembrava di essere dentro a quei documentari che raccontano di terre lontane e misteriose.. basta chiudere gli occhi e siamo lì, le lacrime ci assalgono, la mancanza si sente forte, porteremo dentro di noi questi attimi per sempre, un pizzico di Africa l’abbiamo rubata.. e si trova nel nostro cuore..

Qui si vivono emozioni contrastanti, ogni cosa ha il rovescio della medaglia..! Ma per fortuna le emozioni positive sovrastano quelle negative, come assistere alla nascita di una piccola creatura, oppure coccolare un piccolo bimbo disabile che oltre agli occhi non muove altro, o partecipare ad una loro festa, perché i quattro matrimoni cattolici celebrati in un mese siano di buon auspicio ai propri amici….i sorrisi, gli abbracci, i saluti, i ringraziamenti, e i volti della gente sono immagini che riempiono cuore e occhi.

Il Bambaran è stato una sorpresa dai mille risvolti..nato da 2 anni, è l’orfanotrofio di Borh, paese vicino a Cumura; accoglie circa 70 bambini dai 0 ai 25 anni, tra i quali ci sono diversi disabili, bimbi che, probabilmente, senza l’accoglienza delle suore non avrebbero avuto futuro.

E’ stata un’esperienza forte, nessuno di noi è genitore, ma vi assicuriamo che quel senso materno/paterno qui esplode intensamente e spontaneamente, ancora adesso se ci chiedete cosa ci è rimasto più impresso, diremo i bambini.. Suor Paola ci ha detto “il linguaggio dei più piccoli è l’amore”, e come darle torto.. non abbiamo avuto problemi di comunicazione con loro e per la prima volta ci siamo sentiti davvero utili a qualcuno. Non abbiamo fatto chissà che, li abbiamo amati, sinceramente, senza limiti, senza paure, arrivando a fine mattina sporchi, puzzolenti, stanchi fisicamente e psicologicamente, ma felici e appagati.. i  loro sorrisi e i loro abbracci ci davano tutto, non avevamo bisogno di altro.

La loro esigenza di affetto è sconvolgente, nei villaggi i bambini sperimentano subito la fame, quella vera, ma nonostante questo il sorriso e la curiosità vengono per primi. Privi di inibizioni ti mettono di fronte alla realtà, che in Africa diventa responsabilità.

Il popolo qui si trova a combattere continuamente contro la fame, la miseria, la morte, e nonostante tutto riesce ad accoglierti serenamente, mentre da noi il più delle volte si litiga per problemi futili. Ti rendi conto che abbiamo tutto e comunque siamo infelici, andiamo cercando quel qualcosa in più, sempre alla ricerca, sempre di corsa, mentre dovremmo imparare da loro, vivere con più semplicità e umiltà.

A fine esperienza, come sempre capita, quando hai iniziato ad abituarti o comunque ad essere meno impacciato e si avvicina il momento del ritorno vorresti riavvolgere il nastro ed avere ancora momenti da passare là; forse il mal d’Africa esiste davvero, ed è quella voglia di ritornare giù, perché là ti senti a casa, tanto che il colore della pelle nemmeno lo si nota più, credi di essere nero tanto quanto loro.

Oggi possiamo dire che quest’esperienza è stata un dono, una grazia ricevuta e come tale ne saremo riconoscenti sempre.

Un particolare ringraziamento a chi ha permesso tutto questo:

frate Giampaolo Menghini, il Centro Missionario di Bologna con frate Guido Ravaglia, Antonella e il loro team, ma soprattutto la Missione di Cumura, con frate Memo,  frate Silvano, frate Gianfranco, Suor Paola, S. Stefania e tutti gli altri!!