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Post sul blog taggati in Migranti

Inviato da il in Categoria Missione

In occasione dell’arrivo di Papa Bergoglio a Bologna, abbiamo voluto mettere a fuoco assieme a Padre Guido Ravaglia i temi e le suggestioni che da questo graditissimo arrivo in città scaturiscono.

 

Padre Ravaglia,

quali crede siano i punti più significativi della visita del Papa a Bologna? O meglio, che significato ha, in questo momento, il suo arrivo in città e quale spinta può dare, a Bologna?

 La visita di Papa Francesco a Bologna è innanzi tutto un dono, a tutti i bolognesi di nascita o di adozione. La sua presenza renderà più gradevole l’ascolto della Parola e nel caso specifico della Chiesa stessa da parte di molti che sembrano essere più cristiani della soglia che testimoni convinti di Cristo Gesù. Ci aiuterà a capire chi siamo, è nell’incontro con l’altro che ci è dato di conoscerci e di valutare il nostro valore. Attraverso di Lui qualcuno si sentirà nuovamente chiamato per nome da parte del Signore. Il Papa ci incoraggerà a comprometterci, a prenderci la responsabilità di continuare a costruire la Chiesa e di annunciare il Vangelo della gioia.

...

Inviato da il in Categoria Missione

Il 17 luglio scorso, Alex Zanotelli prende penna a carta (in senso figurato) e decide di irrompere nel dibattito sull’emergenza migranti facendolo a modo suo.

Da una diversa prospettiva e senza fronzoli. Coi dati.

Se infatti all’interno del sistema di informazione il dibattito sembra dividersi fra paura e razzismo, in un banale “migranti sì, migranti no” lui pone un tema, una domanda diversa.

Anzi dei dati di fatto, diversi.

Lui parla di guerra.

...

Inviato da il in Categoria Missione

 

Il tema dei migranti è probabilmente il più dibattuto, assieme a quello legato alla minaccia terroristica (e talvolta maldestramente intrecciati).

Leggiamo ogni giorno dei destini incerti, pericolanti di questi uomini, donne e bambini in fuga da drammi, guerre, carestie e comunque in cerca di una vita diversa, più dignitosa.

L’occidente tende a porsi domande superflue; è tipico di chi vive nel superfluo.

Una di queste domande è se dobbiamo accettarli o meno.

...

Inviato da il in Categoria Missione

Cosa resta del sole


Il giornalismo parla delle cose (notizie, dichiarazioni, eventi)
quando accadono. E fa il suo mestiere.
Ma c'è un esercizio ancora più interessante; vedere, un po' di tempo
dopo, che ne è stato di quelle “cose”. Cosa resta delle notizie?
Del viaggio di Papa Bergoglio a Lesbo che ne resta oggi? Quante e
quali delle sue provocazioni, delle sue “scosse” sopravvivono nel
magma mediatico?
Ricordiamo tutti il viaggio del Papa a Lesbo, ricordiamo quando disse
che “Questo è un viaggio triste”.
Triste capite?
Niente ottimismo ad ogni costo, niente edulcorazione della realtà,
niente spot propagandistici.
Abbiamo un Papa che chiama il dolore col suo nome anagrafico; tristezza.
Lo fa per non farci sconti, per farci capire che quella condizione
riguarda anche noi.
La condizione di quei disperati (migranti o meno che siano) senza
nulla, senza futuro, senza una casa, senza un terra che li riconosca è
un dolore che deve pulsare nel petto di tutti.
Per fare questo, come ricorderete, il Papa ha “arruolato” un
formidabile staff/ufficio stampa; i bambini.
In quell'occasione Bergoglio mostrò un disegno che fotografava, anche
meglio del notiziari cittadini, lo status delle loro vite oggi.
Minori senza famiglia che diventano profughi, minori accompagnati che
chiedono asilo e tante altre sfaccettature della precarietà di quelle
giovani esistenze sono davanti ai nostri occhi.
Un bambino, nel suo disegno, ritrae un sole che piange.
Un sole che piange, cosa c'è di più evocativo?
Nell'immaginario di quel bambino ciò che, solitamente, è collegato
alla gioia e alla spensieratezza sta piangendo.
A noi il compito di far sorridere quel sole, di cambiare il cielo
sopra la testa di quel bambino.
Ne saremo in grado?
Ne avremo la forza?
A queste domande, come sempre, la risposta è nella fede quotidiana e
nei gesti concreti che la estrinsecano; essere accoglienti e amare il
prossimo.
Fare questo è già “curare” il sole.

Inviato da il in Categoria Missione

Cercavano una vita migliore. Cercavano la felicità.

"Esprimo il mio più sentito dolore dinanzi a tali tragedie. Rivolgo un
accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con
decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a
ripetersi". Lo ha detto Papa Francesco in un "accorato appello"
durante l'Angelus domenicale dopo che, ha ricordato, "un barcone
carico di migranti si è capovolto la scorsa notte", " e si teme vi
siano centinaia di vittime. Sono uomini e donne come noi. Fratelli
nostri che cercano una vita migliore. Affamati, perseguitati, feriti,
sfruttati. Vittime di guerre. Cercano una vita migliore. Cercavano la
felicità".
L'Ansa di oggi riferisce che si teme siano 900 i morti nella recente
tragedia del mediterraneo.
Colpisce, il commento di Bergoglio a questa catastrofe. E colpisce
perché usa due frasi limpide, luminose che richiamano alla vita;
“Cercavano una vita migliore. Cercavano la felicità”.
Cose c'è di strano in queste due frasi? La rivendicazione del diritto
alla felicità e non alla mera sopravvivenza.
Se esiste una forma di rispetto più alta di quella che prevede che
ogni essere umano abbia il diritto di vivere su questa Terra, essa
consiste nel fatto che questi nostri fratelli avevano qualcosa di più,
del mero diritto di vivere, quello di essere felici.
Spariglia nuovamente le carte Papa Bergoglio, che non solo richiama la
comunità internazionale a non voltare la faccia, a non distogliere lo
sguardo, da questa gigantesca carneficina.
Ma lo fa anche con noi, che siamo apparentemente lontani da quelle
coste e che spesso siamo portati a crederci estranei ai dolori sui
quali, in maniera diretta, ci pare di non riuscire a intervenire.
Quando dice che questi sono fratelli non si limita a formulare una
frase fatta del Cristianesimo, ma viene a prendere ognuno di noi,
nelle nostre vite squarciando la retorica imperante del presente, e
chiedendo per queste vite felicità.
Ben di più che una mera sopravvivenza legata a cibo e acqua.
Certo che il soccorso e l'aiuto delle persone in queste condizioni è
un elemento primario da porre in essere, ma non è l'unico.
Non basta dar da bere e mangiare a un fratello, e magari lasciarlo
venire nella “nostra” terra (come se davvero fosse nostra e anche noi
non fossimo, in realtà, fruitori di un dono divino).
Non è finito il compito di un credente, di fronte allo sguardo
disperato di un suo fratello.
Ciò che siamo chiamati a realizzare è il compito più duro e al
contempo vitale, della sfida cristiana; accogliere e fare felice chi
non conosciamo.
Questo vale nel nostro quotidiano, nella sfida missionaria, e non si
capisce perché non dovrebbe valere in mare aperto...Cercavano una vita migliore. Cercavano la felicità.

"Esprimo il mio più sentito dolore dinanzi a tali tragedie. Rivolgo un
accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con
decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a
ripetersi". Lo ha detto Papa Francesco in un "accorato appello"
durante l'Angelus domenicale dopo che, ha ricordato, "un barcone
carico di migranti si è capovolto la scorsa notte", " e si teme vi
siano centinaia di vittime. Sono uomini e donne come noi. Fratelli
nostri che cercano una vita migliore. Affamati, perseguitati, feriti,
sfruttati. Vittime di guerre. Cercano una vita migliore. Cercavano la
felicità".
L'Ansa di oggi riferisce che si teme siano 900 i morti nella recente
tragedia del mediterraneo.
Colpisce, il commento di Bergoglio a questa catastrofe. E colpisce
perché usa due frasi limpide, luminose che richiamano alla vita;
“Cercavano una vita migliore. Cercavano la felicità”.
Cose c'è di strano in queste due frasi? La rivendicazione del diritto
alla felicità e non alla mera sopravvivenza.
Se esiste una forma di rispetto più alta di quella che prevede che
ogni essere umano abbia il diritto di vivere su questa Terra, essa
consiste nel fatto che questi nostri fratelli avevano qualcosa di più,
del mero diritto di vivere, quello di essere felici.
Spariglia nuovamente le carte Papa Bergoglio, che non solo richiama la
comunità internazionale a non voltare la faccia, a non distogliere lo
sguardo, da questa gigantesca carneficina.
Ma lo fa anche con noi, che siamo apparentemente lontani da quelle
coste e che spesso siamo portati a crederci estranei ai dolori sui
quali, in maniera diretta, ci pare di non riuscire a intervenire.
Quando dice che questi sono fratelli non si limita a formulare una
frase fatta del Cristianesimo, ma viene a prendere ognuno di noi,
nelle nostre vite squarciando la retorica imperante del presente, e
chiedendo per queste vite felicità.
Ben di più che una mera sopravvivenza legata a cibo e acqua.
Certo che il soccorso e l'aiuto delle persone in queste condizioni è
un elemento primario da porre in essere, ma non è l'unico.
Non basta dar da bere e mangiare a un fratello, e magari lasciarlo
venire nella “nostra” terra (come se davvero fosse nostra e anche noi
non fossimo, in realtà, fruitori di un dono divino).
Non è finito il compito di un credente, di fronte allo sguardo
disperato di un suo fratello.
Ciò che siamo chiamati a realizzare è il compito più duro e al
contempo vitale, della sfida cristiana; accogliere e fare felice chi
non conosciamo.
Questo vale nel nostro quotidiano, nella sfida missionaria, e non si
capisce perché non dovrebbe valere in mare aperto...