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La "piccola" Albania che porto nel cuore...

7 settembre 2012

Mi capitò in mano il volantino che il centro missionario di Bologna e fra Guido avevano preparato per proporre e promuovere una esperienza di missione in terra di Albania. Mi fermai un attimo ma non diedi molto peso a quel volantino. Tutto prese forma nel momento in cui il mio formatore mi interpellò su cosa ne pensassi della proposta.

Gli chiesi tempo, ma alla fine tra mille paturnie mi dissi: perché no, perché non accettare quella sfida o forse questa occasione. Tutto si mise in moto gli incontri di formazione a Bologna, la conoscenza dei fratelli,  frati e laici che avrebbero partecipato all’avventura e finalmente il tempo della partenza è arrivato, luogo di destinazione: la capitale, Tirana.

Ospitati nella piccola parrocchia convento di San Antonio di Padova a Tirana abbiamo iniziato nei giorni successivi le nostre attività ludico - formative con bambini e ragazzi dai 4 fino ai 16 anni, coadiuvati da ragazzi più grandi che ci hanno aiutato soprattutto per la lingua e per organizzare le attività da svolgere. I 15 giorni trascorsi a Tirana sono stati belli ma anche sfiancanti (complice anche il caldo che non ci ha mai abbandonato). Le diverse fasce di età dei ragazzi hanno richiesto una modalità di approccio diverso, nei più piccoli è stato molto più semplice poiché si sono lasciati coinvolgere da tutto quello che è stato proposto, cosa che nei più grandi è risultava più difficile, infatti nei giorni trascorsi con questi ultimi abbiamo deciso di portarli alla scoperta della città poiché la maggior parte di loro veniva dalla periferia di Tirana e non avevano mai visitato il centro, la cattedrale cattolica e ortodossa o il lago cittadino con annesso parco.  A parte qualche piccolo momento di nervosismo tutto è andato per il meglio.

Di questi giorni mi porto a casa tante cose, sicuramente le persone con cui ho condiviso questa esperienza, la freschezza della gioventù, la voglia di sporcarsi le mani, la capacità di rimettersi sempre in moto anche dopo una giornata dura di lavoro, il volersi bene e il saper pazientare nei momenti di tensioni che talvolta si sono creati, poi i bambini e i ragazzi che hanno partecipato a questi giorni e che, nella serata conclusiva dopo lo spettacolo (preparato con alcuni adolescenti albanesi) su S. Francesco e il piccolo momento di festa, ci hanno salutato e abbracciato facendoci sentire come parte integrante della loro famiglia, rinnovandoci l’invito a ritornare il prossimo anno.

Quante storie, quante sofferenze e chissà quanto desiderio di poter cambiare qualcosa nella propria vita. Quanti incontri: dai frati che ci hanno ospitato, accolto e ci hanno portato in giro per l’Albania, dalle suore della carità di Madre Teresa che ci hanno aiutato nelle attività di gioco e di lavoro, nei giorni di permanenza a Tirana. Nonché la semplice testimonianza delle piccole sorelle di Charles de Focauld, per non parlare delle Sorelle Clarisse di Scutari, silenziosa ma preziosa presenza nella città, ma oserei dire nella piccola Albania.

Questo viaggio ed esperienza mi hanno fatto anche riflettere sulla importanza che hanno le attività di aggregazione per ragazzi e giovani. Da quello che ho capito e visto c’è la necessità di formare da un punto di vista umano ed etico il popolo albanese, che è stato azzerato nella sua coscienza pensante da una dittatura comunista molto invasiva, e questo lavoro di promozione può essere fatto usando lo spazio e l’esperienza delle nostre parrocchie con le diverse attività di formazione. E’ vero che costa fatica e sacrificio ma penso che sia il modo migliore per formare “persone e cristiani” adulti e responsabili.

fra Cristiano