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Quello che ho trovato...

Direi prima di tutto che mai in 26 anni avevo pensato ad un'esperienza con i Frati e con persone "sconosciute" in una terra già visitata ma con modalità differenti.

Poi, quasi al termine di un percorso chiamato i 10 Comandamenti, in un incontro si diceva: ma perché sei ancora qui? Tu compirai la tua missione sul lucerniere dove ti porrà Dio. Per fare le opere di Dio non ci vuole forza, ma povertà.

Scosso da ciò o probabilmente stanco di ascoltare senza mai agire ho sentito nascere in me il desiderio di mettermi in gioco, di far luce, di superare quei limiti che spesso mi pongo.

La parola "Missione" più di tutte mi interrogava, mi pulsava e pian piano ho capito che mi chiamava.

Poi ancora è arrivata la proposta Albania e tutta la fantastica troupe. Senza troppe storie o aspettative ho deciso di abbandonarmi fiducioso, forse con la semplice intenzione di DARE un po' di me e del mio tempo ad altri, ovviamente nel bene e nel male.

Per me la prima missione è stata quella di formare un gruppo, un'unione, un'intimità dai quali spesso fuggo, mettendo in gioco i miei pregi e i miei difetti, come penso ognuno del gruppo; tutto ciò per raggiungere come obiettivo l'animazione.

Ringrazio di cuore davvero tutti perché tra i momenti di delirio e quelli al limite della sopportazione direi di aver vissuto dei giorni di bellezza e di crescita indimenticabili.

Riguardo all'Albania i miei occhi hanno visto un territorio molto duro, aspro, un territorio in cui c'è ancora tanto da arare e da seminare.

Noi, come gruppo, nonostante le tante difficoltà, abbiamo cercato di organizzarci il più possibile per far festa, per gioire tutti insieme.

La prima settimana a Kodra Kuqe è stata sicuramente intensa e stancante, i bimbi erano tanti e molto irrequieti, ma anche intensamente divertente e bella. La gioia comunque è stata la protagonista.

La seconda settimana a Tirana per me è iniziata un po' maluccio, erano ragazzi più grandi e la situazione mi sembrava ingovernabile. Mi sono un po' estraniato e forse ho anche un po' disprezzato quello che vedevo. Ho iniziato a chiedermi cosa stavamo trasmettendo/donando a questi ragazzi, non mi veniva in mente nulla.

Poi una sera un breve colloquio con un frate che mi ha detto che ero lì anche per ricevere.

Il giorno dopo è finita la mia missione per un imprevisto (legato a motivi famigliari ndr).

Tornando a casa ho pensato a quanti sorrisi scambiati, a tutti quei ragazzi che dovevano sempre accoglierti ed aiutarti appena arrivavi e salutarti anche 3 volte quando era ora di andar via, a quanta forza e coraggio richiede il loro ambiente, a quanto posso ritenermi fortunato ad avere un lavoro, una famiglia, e tanto benessere intorno ma che tutto ciò non mi rende una persona migliore e soprattutto che non ero lì per cambiare l'ordine delle cose, ma semplicemente perché ero stato invitato ad una Festa.

Alla fine della missione era previsto un piccolo spettacolo che mi ha coinvolto in prima persona, ciò mi ha permesso di conoscere un po' meglio San Francesco ed il suo continuo invito a vivere la vita con semplicità, povertà e comunione con tutto il creato.

Dio continua a dirmi: Tu sei la mia Gioia!

Il mio calice trabocca.