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Uno sguardo diverso

Carissimo padre Guido Ravaglia,

 

scusi il mio tono un po’ polemico, ma penso che data la lunga amicizia che mi lega ai Fratini lei mi perdonerà. La mia polemica riguarda  i “Piccoli progetti” del numero di “Primavera di Vita Serafica”  n. 2 del 26 marzo 2012.

Nel progetto n. 37 si chiedono 300,00 euro per una sedia a rotelle (per i disabili della Papua Nuova Guinea, ndr) di cui non riesco a comprendere la necessità. Sarà che ho avuto prima una nonna e poi una mamma a lungo costrette in casa perché non riuscivano più a camminare, nonostante la grande nostalgia per qualche passeggiata al sole. Penso che da quelle parti, con casette basse, una sedia messa fuori della porta di casa potrebbe bastare.

Nel progetto n. 91 si chiedono 5,00 euro per un sacco di farina e 25,00 euro per una teglia! Avrei capito la richiesta per un sacco di grano da piantare per poi moltiplicare nei successivi raccolti, visto che il clima e la flora locale lo permetterebbero, ma poi la farina dovrebbero imparare a produrla da soli. Anche non dovrebbe essere difficile insegnare loro a fabbricarsi da soli una teglia, magari utilizzando qualche vecchio bidone.

Dopo la guerra io avevo 7 anni, la nostra casa era stata bombardata ed io, senza vergogna, andavo a prendere il latte da una signora che aveva una mucca con un barattolo vecchio di marmellata a cui era stato fatto un piccolo manico con il filo di ferro e vestivo con abiti vecchi donati dagli USA, riadattati da mia nonna, mentre la mamma, oltre a cucirci le mutandine con la fodera vecchia di un materasso insegnava a me e a mia sorella a rammendare qualsiasi cosa, eppure mio padre faceva il notaio!

Può darsi che la gente dell’Africa e della Nuova Guinea debbano sempre chiedere “l’elemosina” rinunciando ad un progresso autoctono, cominciando dai computer e dai trattori invece che dalla sega e dall’aratro?

I Romani prima e i Benedettini dopo hanno civilizzato mezzo mondo e fatto opere che sfidano i millenni senza nessun mezzo meccanico, ma solo  con l’intelligenza e il lavoro!

Cosa manca a questa gente per progredire da soli?

E i frati non dovrebbero solo aiutarli a conseguire l’auto-sufficienza, basandosi sulle loro risorse  umane e naturali? Se proprio li si vuole aiutare si costruiscano scuole e se possibile qualche seminario.

Scusi la polemica, ma veramente a volte mi viene il dubbio che sarebbe meglio abbandonarli al loro destino, magari condividendo la loro  vita e cercando solo di elevarli spiritualmente con gli insegnamenti di Gesù che faceva il carpentiere, ma solo a casa sua.

Con la solita simpatia e mi ricordi ancora nelle sue preghiere

Lia C.