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Alcuni dicono che presto ci sarà la fine del mondo. Basta andare su un qualunque motore di ricerca e fissare una data: 21.12.2012 e sarete letteralmente inondati da profeti di sventura e annunci catastrofici. Personalmente non ci credo. 

 

 

La mia fede e la mia ragione me lo impediscono. La mia fede perché Gesù stesso ha detto che nessuno conosce il momento né l’ora (se di fine del mondo si tratta). La mia ragione non lo so ancora perché, ma so che si rifiuta di crederci, forse semplicemente perché non mi va di credere (a cose così grosse del resto) venute da chissà chi senza un minimo di fondamento scientifico.

Tuttavia questa storia mi ha fatto pensare. Che cosa farei se sapessi che tra pochi giorni tutto finirà?

Penso che la risposta a questa domanda abbia la capacità di mostrare veramente ciò che ciascuno di noi ha nel cuore: i tuoi sentimenti, la tua verità, la tua fede…

Certo, per chi se lo può permettere, per chi non ha problemi di salute che minacciano la propria vita in modo violento e pressante, questo può anche essere un gioco. Penso a chi non può giocare e farebbe volentieri a meno di porsi la domanda… Penso ai malati terminali, condannati a morte dalla natura, penso al nostro A. che non si rende neanche conto della sua malattia e che considera tutto come un gioco.

Vorrei fare a tutti voi i migliori auguri di un buon Natale invitandovi a fare (come già fate di sicuro) un bel presepe che possa introdurci al mistero di Dio che si fa uomo e povero, dimorando in una stalla, il luogo degli animali, dove non ci sono mattonelle per terra, né mura dipinte, dove gli animali fanno i loro bisogni sul posto e invece di un comodo letto non hai che la paglia, magari già impregnata di odori vari, dove il tetto è un optional e se piove ti bagni… Una grotta che interpella il nostro vivere e il nostro lamentarci a volte di cose di poco conto…

Vorrei chiedere a voi, amici del Centro “Ndako ya Bandeko”, di mettere nel presepe le pecore, simbolo del nostro essere gregge di Cristo, che cercano intorno a Lui un po’ di calore nelle notti fredde della vita…

Vorrei chiedere a ciascuno di voi, se possibile, di mettere una pecora in più, magari un po’ distante dalla grotta. Che quella pecora sia per noi l’invito a cercare le pecore lontane, ad avere cura di tutte quelle che – per un motivo o per un altro – continuano a vivere lontane dal calore e dalle luce del Signore e dagli amici, vivendo una vita fredda e isolata.

Vorrei chiedere ancora di dare un nome ad una pecora, di chiamarla A. e di avere cura di lei. E di pregare per lei, affinché possa trovare calore, luce, amicizia e – se possibile – guarigione dal male che minaccia di toglierle il sorriso.

A tutti voi e a ciascuno in particolare Buon Natale.

 

fr. Adolfo e gli amici del Centro “Ndako ya Bandeko”