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Auguri di Buon Anno a tutti voi e ai benefattori. Ecco il racconto delle mie ultime peripezie.

Natale col botto! Ho anticipato un po’ il Capodanno e di botti ce ne son stati parecchi!

La settimana prima di Natale ho avuto due giorni di dissenteria acuta sedata con foglie di un fiore. In effetti è stata una cura molto veloce, nel giro di poche ore, dopo aver masticato le due foglioline, tutto è passato e sono corso a Puang, da dove il giorno dopo sarei dovuto partire per il mio viaggio a piedi verso Yilui, dove dovevo passare il Natale.

Invece la mia guida è arrivata stanca e abbiamo ritardato di un giorno. La sera prima di partire avevo preparato una cena per lui e altri due ragazzi. Ho aspettato fino alle 21,30 ma nessuno si è presentato. Quindi mi sono appisolato. Poi nel dormiveglia ho sentito dei botti. Ho pensato a qualche ubriaco e mi sono rigirato. Poi una chiamata: “Stanno aggredendo la tua guida, deve nascondersi da qualche parte... Èscappato nel buio... Vendeva marjuana e alcuni giovani, non contenti, l’hanno aggredito”. “Bene - ho pensato - domattina chissà se avrò la guida o no”.

Yilui è un villaggio in un'area molto remota, da Puang dista due giorni di cammino quasi tutto di pura foresta. Gli abitanti sono molto poveri, anche se il Signore provvede loro con molto cibo, cacciagione e uova giganti. Però ogni volta che vengono su devono comprare sale, riso, zucchero, ecc… Per ricavare un po' di denaro o portano carne affumicata e uova, oppure, cosa più leggera da portare in due giorni di cammino, la marijuana. Vendono e si fanno la spesa di alimentari col ricavato. Qua la marijuana è proibita, se la polizia scopre una piantagione brucia tutto e mena. Ma quale poliziotto è così ligio alla sua professione da arrivare fino a Yilui? Così laggiù la marijuana cresce indisturbata.

 

Dopo le belle notizie ricevute mi sono addormentato con un bel punto interrogativo: partiremo o no domani? Sveglia alle 4. Tutto tace. Preparo le ultime cose e aspetto... Nessuno arriva e così torno a letto. Alle ore sei mi informano che la guida è scappata in un altro villaggio. Alcune bimbe prendono i due zaini e mi accompagnano là. Naturalmente tutti dormono. Chiediamo della guida e nessuno sa dove sia. Cercano in varie capanne e alla fine viene fuori. Ancora impaurito mi fa fretta di partire. Sono le sette e si rischia di fare notte. Si parte, siamo in quattro. Prime sette ore di cammino tranquille, poi incomincio a sentire le gambe pesanti: vomito. Bevo litri di acqua e provo a mangiare un biscotto, ma non va giù. Quindi riparto. Altre due ore di cammino e il vomito non si ferma, io invece sì. Con un altro giorno e mezzo di cammino in questo stato rischio di arrivare morto a Natale.

Dopo aver confabulato decidiamo che due procedono ed io con la guida principale torniamo indietro. Quindi sette ore indietro di cammino. Le prime tre ore sono un massacro. Ogni volta che sorseggio vomito. Poi l’acqua finisce. La guida mi chiede in continuazione se sto per morire e io l’assicuro che non è ancora l’ora. Poi corre nella foresta in cerca di pozze d’acqua; torna indietro con acqua color caffellatte e puzzolente, ma non posso fare altro che berla. Verso le 17,30 decidiamo che lui correrà nel villaggio più vicino (a circa tre ore) a prendere acqua e medicine. Io rimango solo col mio vomito. Aggiungo una bustina di succo d’arancia all’acqua puzzolente e gli zuccheri mi danno una bella spinta. Cammino per un'ora, sembra mi siano tornate le forze, e arrivo a un bivio di sentierini. Quale prendere? La guida aveva lasciato dei segni con foglie sulla direzione da prendere, e con fede, anche se un po’ scarsa, seguo il sentiero indicato. Il dubbio rimane se sia stato lui o qualcun altro a mettere le foglie… Intanto si fa buio, il sentiero è melmoso, inciampo continuamente nelle radici degli alberi senza mai cadere; rami e tronchi rendono la strada una corsa ad ostacoli e più si fa buio più la foresta sembra impenetrabile. Alle 19 mi fermo. Mi vengono dei dubbi se sia la strada giusta, poi il buio confonde il sentiero principale da piccoli sentieri secondari, così decido di fermarmi e aspettare sul sentiero principale prima di perdermi nella foresta. Un po' stremato mi stendo nel sottobosco, umido come la spiaggia di Rimini, e aspetto. Una torcia e una bottiglietta vuota mi fanno compagnia. Dopo tre ore, verso le 22, nessuno in vista. Le mie grida di aiuto risuonano nella foresta senza trovare risposta. A forza di urlare la gola è diventata secca e non riesco quasi a deglutire la saliva... anche quella finita ormai. Poi, mentre dormo, qualcosa mi viene a mangiucchiare la testa! Prendo la torcia ma è già scappato. Forse un topo di foresta. Il morso mi ha fatto balzare in piedi e all’improvviso è come se il sangue ricominciasse a circolare nel mio corpo, mi sento più tonico. Comincio a chiedermi: e se ho seguito il sentiero sbagliato e loro mi cercano dall’altra parte? Decido di tornare al bivio che mi aveva fatto venire il dubbio qualche ora prima. Lascio la mia bottiglietta in mezzo al sentiero nel caso qualcuno passi di lì. Un'ora e mezzo di cammino a ritroso. L’unica cosa che mi fa compagnia è la luce della luna che ogni tanto buca le fitte e alte chiome degli alberi e illumina un po’ il cammino. Veramente cerco la compagnia di tutti i santi, specialmente S. Antonio, santo delle cause perse e delle cose perse, ed io in questo momento sono molto perso! Ma, come diceva p. Leone, i santi sono occupati lassù con il loro Signore, a volte non ti ascoltano! Finalmente arrivo al bivio e mi ristendo. Sono le 23. Nessuna risposta alle mie grida. Però sono più tranquillo, so di essere in una posizione più strategica per essere trovato. Dopo due ore di sonno sento delle urla in lontananza. Provo a rispondere, ma la lingua e il palato sono talmente secchi che faccio fatica ad urlare. Sento le voci avvicinarsi, sento il mio nome e loro cominciano a sentire i miei urli strozzati. Mi alzo, seguo la direzione delle voci che vengono dal sentiero che avevo appena fatto a ritroso e intravvedo un luccichio in lontananza, poi una luce sempre più forte; sono una quindicina di persone con torce e fiaccole. Sembrano le spose del Vangelo che nella notte vanno incontro allo sposo. Pieni di gioia mi abbracciano. Mi danno subito delle medicine per la dissenteria (che ormai non ho da due giorni!), ma le prendo lo stesso. Ingoio tutte le sette pillole soprattutto per bere acqua fresca e pulita, poi ci incamminiamo. Ripassiamo dal posto dove avevo dormito per tre ore e mi accorgo che non è troppo lontano da una collina che apre la vista sui primi villaggi. Rifaccio questo tratto di strada per la terza volta e dopo un'ora e mezzo arrivo sulla collinetta. Un altro chiarore di luce cattura la mia attenzione, poi scorgo sagome di persone sedute sui sassi della collina. Sono una quindicina. Chiedo chi sono e mi dicono che sono i giovani di Puang (quattro ore di cammino!) che avevano sentito della mia malattia ed erano venuti a cercarmi. Mi accolgono con gioia. Ci sono anche dei bimbi. Chiedo come hanno fatto a sapere il tutto e mi spiegano che la mia guida, dal mio cellulare, arrivato su quella collina, unico punto da cui si riceve il segnale, ha telefonato a mezzo mondo, dicendo che mi aveva perso! Più tardi ho scoperto che la voce in nottata era arrivata ad Aitape, Lumi e mi sa anche in Italia!

Mi accascio sull’erba e riposo un po’. Confabulano per costruire una lettiga con cui trasportarmi, ma li assicuro che le gambe sono ancora forti per camminare. Dopo una mezz'oretta ripartiamo verso il primo villaggio, quasi due ore di cammino. Faccio varie soste durante il tragitto e alle 3,30 arriviamo al villaggio. Anche lì un riposino. Quando mi sveglio mi chiedono se preferisco dormire fino al mattino e poi ripartire. Decido di continuare. Alle cinque arriviamo in un altro villaggio, già sveglio. Èsabato mattina e c’è il mercato a Puang, le donne con i loro carichi e le fiaccole camminano lungo il sentierino e noi ci accodiamo a loro. Alle sei incomincia a piovere, ne avevo bisogno; è come quella nebbiolina d’acqua che ci si spruzza sulla spiaggia di Rimini durante l’abbronzatura! Arriviamo a Puang alle sette, il mercato pullula già di persone nonostante la pioggerellina. I bordi della strada sono ricoperti di frutta e verdure e noi in una processione stanca passiamo nel mezzo, con la gente che viene a consolarmi e a raccontarmi la loro ansia alla notizia del mio smarrimento. Intanto le bimbe del catechista fanno spesa di frutta, ananas, papaia e banane, per tirarmi su. Tutti mi hanno accompagnato fino alla casa che era di p. Gaetano e, stanchi anche loro, si sono addormentati sull’uscio dopo aver bevuto un tè caldo che ho preparato. Anch'io mi appisolo fino a che le bimbe del catechista mi informano che hanno scaldato l’acqua per poter fare un bagno caldo. Che bella sensazione! Poi nel letto. Neanche dieci minuti e la casa è piena di gente. Tutti in camera. Naturalmente non mi hanno lasciato dormire. Arrivano anche il frate che è con me a Lumi e l’infermiere, un pastore protestante locale che mi controlla lo stomaco e prega su di me. Intanto le bimbe del catechista avevano iniziato a fare il bucato e a lavarmi i sandali. Una di loro, la più piccola, che non era potuta venirmi incontro nella foresta, piangeva e aveva gli occhi gonfi per aver pianto tutta la notte. A Yilui, dove il cellulare non arriva, erano arrivate notizie, forse apprese dalla radio della Diocesi, e le suore hanno mandato il catechista a sentire cosa era successo. Si è fatto tre ore di cammino per raggiungere un posto dove ci fosse il segnale per il cellulare, e gli ho spiegato tutto.

Mi dispiace tanto e anche a loro, ma qua è normale, nella terra delle sorprese, siamo abituati a cambiare i programmi per cause inaspettate. Riguardando indietro mi sono accorto di aver camminato 19 ore in un giorno… non per me ma per il Signore. Non sarà oro, o incenso, o mirra che ho portato al Bambinello di Yilui, solo ore perse nella foresta per Lui; ma sono certo che anche a Lui sia arrivata in qualche modo la notizia delle mie peripezie e l’avrà riscaldato un po’ l’ansia dello smarrimento. Nelle sue mani nulla e nessuno è perso, nemmeno le ore di cammino a vuoto; e allora mi riassicura la fede che qualunque cosa facciamo per Lui, anche se umanamente non viene bene, spiritualmente porta molto frutto.

Dopo il Natale le suore di Yilui mi hanno assicurato che l’Eucaristia nel Tabernacolo è finita nella messa di Natale e quindi l’Emmanuele è nato dentro di loro; poi mi hanno raccontato che non avendo statuine hanno usato una coppia col loro bimbo come presepe per tutta la notte, e il bimbo ha sempre dormito nella mangiatoia… Pace in terra! Che i rumori orribili tacciano ogni notte, e ogni famiglia della terra possa vivere in pace.